Perché i maestri italiani vanno forte all’estero

30 Ott

Ciao, oggi è uscito un interessante articolo sul Corriere della Sera a firma di Rachele Ferrario. Si parla del successo dell’arte italiana del dopoguerra, sulla scorta delle cosiddette Italian Sale, inaugurate da Sotheby’s Londra nel 1999, con un ricavo di 5,2 milioni di sterline per 44 lotti. Gli artisti più apprezzati sono nomi che non stupiscono, Alighiero Boetti, Piero Manzoni, Lucio Fontana, cui si aggiungono Penone, Paolini, ma anche Melotti e Marino Marini e recentemente Schifano e Burri.

L’Italian Sale da Sotheby’s è diventato un appuntamento importante per i collezionisti attenti alle evoluzioni dell’arte italiana. Un buon segno per la nostra tanto bistrattata scena, ma ci sono ancora parecchi nomi trascurati. Gli esponenti dell’Arte Concettuale e dell’Arte Povera italiani hanno beneficiato di mostre internazionali. Nell’articolo si cita quella di Fontana alla Hayward Gallery di Londra, quella di Boetti al Reina Sofia di Madrid, alla Tate Modern e al Moma e quella di Manzoni alla Serpentine di Londra. Si ha, però, la sensazione che ci sia ancora molto da fare sul fronte della divulgazione dell’arte italiana all’estero, magari pensando a strutture o istituzioni dedicate. Penso a qualcosa che ricopra un ruolo analogo a quello del British Council o del Goethe Institute, che sono, rispettivamente, i principali promotori dell’arte Inglese e Tedesca, con un peso del tutto diverso rispetto ai nostri istituti Italiani di Cultura.

Naturalmente, sono i mercati a decretare la scoperta o riscoperta di artisti, ma una maggiore attenzione da parte delle istituzioni non guasterebbe. Ovviamente è un questione economica. Bisognerebbe erogare più denaro ai nostri istituti di cultura e, contemporaneamente, vigilare sulla bontà delle loro programmazioni. Ma, appunto, il momento non è propizio. Basterebbe, per ora, riconoscere il ruolo fondamentale dell’arte contemporanea nella società italiana, assicurandogli una maggiore presenza nella promozione del made in Italy. L’Italia è riconosciuta oggi per la Moda, il Design, il buon cibo e la bellezza del suo territorio. L’arte, purtroppo non rientra nelle nostre specifiche culturali, a meno che non si tratti di arte antica o rinascimentale. Allora che fare? Che fare, ora? Adesso?

Meglio non perdersi nel solito elenco di colpevoli e disfunzioni. Meglio pensare alle soluzioni e intanto cominciare, noi per primi, a riscoprire il nostro dopoguerra. Ci sono eccellenze che meriterebbero una maggiore diffusione all’estero. Osvaldo Licini, soprattutto, ma anche Paolo Icaro, Marco Gastini, Giorgio Griffa, Bruno Munari, Mario Radice, Arturo Bonfanti, Alberto Magnelli, Gianfranco Pardi, Emilio Isgrò, Anselmo, Carol Rama, Gianni Colombo e moltissimi altri.

Chi raccoglierà la sfida? Si lascerà tutto, come sempre, all’iniziativa dei privati o si faranno finalmente avanti le Istituzioni?

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