My Playlist #2

11 Dic

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 The Blue Nile – Hats

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Un disco ogni sette anni, per un totale di quattro album e una maniacalità nella cura del suono, fanno dei Blue Nile una delle più interessanti band scozzesi del periodo post punk. Un suono notturno, romantico, che si distende sull’immaginario sfondo di un panorama urbano silente, innaffiato di pioggia e attraversato da “sovrumani silenzi e profondissima quiete”, contraddistingue Hats, seconda e più matura prova del gruppo di Glasgow, datata 1989.

La band nasce quando gli amici Paul Buchanan (voce) e Robert Bell (basso), laureati in Letteratura Inglese, incontrano Paul Joseph Moore, laureato in Ingegneria Elettronica e Matematica, e prende subito la forma di un bizzarro trio senza batteria, ossessionato dalla ricerca di un suono elettronico limpido, a cui si appoggiano una voce calda e una linea di basso costante e ripetitiva. La loro sigla stilistica, basata su accordi semplici e sulla creazione intenzionale di paesaggi sonori malinconici e ad alto gradiente emotivo, rivela le potenzialità del gruppo già nell’album d’esordio, A Walk Across the Rooftops (1983), in cui spicca il singolo Tinseltown in the Rain, che purtroppo raggiunge solo l’ottantasettesimo posto nella classifica UK. Sarà, invece, Hats (Linn Records con licenza alla Virgin) a decretare il successo del trio, guadagnando nel 1989 la dodicesima posizione delle album chart inglesi.

Il disco, considerato all’unanimità il migliore della band, conferma l’attitudine romantica preannunciata dalla copertina, esibendo sette tracce che scivolano sul cantato intenso e appassionato di Buchanan, a costruire un pop estremamente elegante, dominato da atmosfere rarefatte che scorrono su ritmi minimali e sonorità dilatate.  Tre i singoli dell’album, da The Downtown Lights a Headlights on the Parade e Saturday Nights, ma la perla assoluta è la terza traccia, Let’s go out tonight, uno spleen che s’insinua nel cuore e nell’anima come il dolceamaro ricordo di un amore perduto. Ed è, proprio, agli alti e bassi dell’amore che sono dedicate quasi tutte le liriche di questo disco perfetto, un vivido diamante nella discografia britannica degli anni Ottanta.

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