Archivio | febbraio, 2019

Zeng Yi, fotografo umanista

22 Feb

di Ivan Quaroni

“Ciò che la fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo solo una volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai ripetersi esistenzialmente”.
(Roland Barthes, La camera chiara, 1980)

 

Road to prosperity, 1982, Shandong

Road to prosperity, 1982, Shandong

 

Nessuno, più di Zeng Yi, è riuscito a cogliere con la fotografia l’intima essenza della dignità umana o la profonda tranquillità dell’anima di genti che pure vivono in condizioni avverse di povertà e miseria. Zeng ha documentato per decenni una Cina che oggi ci sembra contrastare con l’immagine tecnologica e iper-industrializzata di grandi megalopoli come Shangai, Pechino, Hong Kong, Chongqing, Chengdu, Guangzhou e Shenzen. Quello testimoniato dal fotografo cinese è, infatti, un Paese costellato di piccoli villaggi, posti quasi del tutto abbandonati dagli adulti, partiti in cerca di fortuna per i grandi centri urbani, e abitati da vecchi e bambini che vivono in condizioni precarie, ai margini di una società che, agli occhi del mondo, pare, invece, svilupparsi a ritmi di crescita esorbitanti.

Se esiste una versione cinese del fotogiornalismo delle origini, quello di pionieri come Jacob Riis, Lewis Hine, Mary Ellen Mark o Henri Cartier Bresson, questa è in larga parte incarnata da Zeng Yi, autore di un meticoloso, costante lavoro di documentazione fotografica della realtà rurale, iniziato più di quarant’anni fa nelle campagne dello Shandong, provincia costiera della parte più orientale della Repubblica Popolare Cinese da cui lui stesso proviene.

Originario di Jinan, Zeng Yi è rimasto presto orfano di madre ed è stato cresciuto dal padre, insegnante, e dalla nonna paterna. Da giovane, mentre frequenta la locale scuola di business, in Cina scoppia la Rivoluzione Culturale di Mao Zedong. Proprio in quel periodo, Zeng Yi viene trasferito in campagna a compiere un noioso lavoro statistico, ma coltiva in segreto l’ambizione di diventare un fotografo, una passione trasmessagli fin da bambino dal padre che, alla fine della scuola media, gli regala un libro sui metodi e le tecniche fotografiche di Wu Yinxian, uno dei fotografi che ha coniato l’immagine pubblica di Mao.

Nel 1970, Zeng viene mandato a lavorare in un laboratorio fotografico, dove può finalmente imparare le tecniche di sviluppo e i rudimenti del mestiere. Negli anni successivi, munito di una vecchia macchina fotografica, attraversa la campagna dello Shandong in bicicletta e inizia a scattare foto di famiglia, di matrimoni e di bambini che documentano la vita dei villaggi contadini della Cina orientale.

La svolta arriva qualche anno dopo, quando Zeng, impiegato all’Exhibition Department dello Shandong Art Center, prende parte alla preparazione della mostra di Lewis Hine, fotografo e sociologo statunitense che usò la macchina fotografica come strumento per documentare la condizione degli operai e per promuovere riforme nell’ambito del lavoro minorile.

Folgorato dagli scatti di Hine, Zeng Yi capisce che la fotografia può essere usata non solo per registrare la bellezza dei paesaggi e l’espressività dei volti delle persone, come aveva fatto nei primi anni Settanta, ma anche per documentare la realtà sociale e prendere coscienza delle responsabilità e degli obblighi che ogni individuo ha nei confronti della comunità.

Aspiration, 1982, Shandong

Aspiration, 1982, Shandong

Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, Zeng incomincia a scattare foto che ritraggono momenti di vita degli abitanti dei villaggi della Cina orientale e, in particolare, della provincia dello Shandong. Sono immagini prevalentemente (ma non solo) in bianco e nero, che documentano la quotidianità delle comunità rurali attraverso una serie di ritratti di gruppo o di singoli, colti nel contesto di una realtà che appare ancora dominata da usanze e costumi in netta antitesi con lo stile di vita dei centri urbani.

Con l’occhio clinico di un reporter e la perseveranza di un abile archivista, Zeng Yi costruisce una preziosissima raccolta di testimonianze visive che illustrano una Cina autentica, ma ormai in via di estinzione. Protagonisti dei suoi scatti sono contadini, allevatori, pescatori, artigiani, commercianti immersi in un mondo che appare ancora antico, appena sfiorato dalla rivoluzione industriale e tecnologica.

Attraverso immagini nitide, precise, eppure naturali, frutto di un’acuta capacità d’osservazione, ma anche di una profonda sensibilità ed empatia, Zeng riesce a trasmettere il senso di pace e di serenità con cui le genti di questi sperduti villaggi affrontano le difficoltà della vita quotidiana. Sono perlopiù persone anziane, con i volti (e le mani) segnati dal duro lavoro, immortalate all’interno di abitazioni povere, poco più che capanne di pietra e legno, prive di qualsiasi orpello e dotate di un arredamento minimo in cui spiccano sparuti segni di civiltà, come vecchi televisori, orologi da muro, stoviglie, barattoli di conserve, foto di famiglia e calendari con l’effige di Mao. In queste immagini di vecchi canuti, intenti a fumare o bere tè o semplicemente a riposare, non vi è alcun segno di tristezza o rimpianto, ma piuttosto l’espressione di una serena rassegnazione e, forse, di un’indomita vitalità, sebbene scalfita da anni di duro lavoro. Non stupisce, infatti, che molte delle immagini scattate da Zeng Yi, mostrino volti di anziani sorridenti e coppie di coniugi che, nel declinare degli anni, sembrano ancora godere dei piaceri della reciproca compagnia.

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Common People, 2007, Shandong

Altrettante sono le foto di gruppo, con persone che partecipano a feste e celebrazioni, che prendono parte a processioni in occasioni di ricorrenze tradizionali, che suonano nelle bande di paese o che assistono alle assemblee di partito. Si ha quasi la sensazione che Zeng Yi, in questo catalogo d’immagini, sappia ritrarre tanto la singolarità degli individui, quanto la specificità delle diverse comunità. Siamo lontani, insomma, dalle immagini edulcorate della propaganda ufficiale. Gli anziani fotografati da Zeng, infatti, trasmettono il senso di una reale coesione sociale e, al contempo, mostrano l’orgoglio e la fierezza delle genti di cinesi. “Hanno vissuto in case malandate per tutta la vita”, confessa Zeng, “ma non hanno mai ceduto al loro destino, sono sempre stati ottimisti e contenti nonostante la povertà e non hanno mai perso lo spirito e la dignità”.

Alle foto d’anziani, fanno da contraltare quelle dedicate al mondo dell’infanzia. Sono molte le immagini che ritraggono i bambini che abitano questi piccoli villaggi, abbandonati alla cura dei nonni da genitori partiti in cerca di fortuna nelle grandi città. Li si può vedere mentre giocano, sorridenti, nelle aie e nei cortili, mentre scrivono, assorti, su miseri banchi di scuola o mentre posano, imbronciati, per una foto di classe.

“Per decenni mi sono preoccupato per loro”, ammette Zeng Yi, “ho cercato di registrare i momenti memorabili della vita di anziani e bambini […] e ho spesso stampato con le lacrime agli occhi”.

Sull’esempio di Lewis Hine e di altri fotografi documentaristi, Zeng ha usato la fotografia per attirare l’attenzione del pubblico e delle autorità sulle realtà depresse dei villaggi delle province di Shandong, Sichuan, Guanxi, Tianjin, Fujian, Anhui e perfino del Tibet, sempre con lo scopo di migliorarne le condizioni di vita. Come diceva Eugene Smith, il grande fotografo americano della rivista Life, “A cosa serve una grande profondità di campo se non c’è un’adeguata profondità di sentimento?”. Nella fotografia di Zeng Yi, la qualità tecnica si accompagna sempre a un alto grado di umanità. Il suo sguardo, insieme oggettivo e partecipe, riesce a combinare l’intento documentario con l’afflato umanitario. Una qualità che, peraltro, si accompagna a una profonda conoscenza tecnica e storica della fotografia, maturata negli anni anche grazie al lavoro curatoriale inziato, come dicevo, nel 1975 presso il Dipartimento Mostre dello Shandong Art Center e poi proseguito con il suo trasferimento alla Jinan Federation of Literacy and Art Association della Jinan Photographer’s Association, un’istituzione che dirigerà per molti anni, fino a diventarne il presidente.

Nel corso della sua lunga carriera, Zeng Yi ha organizzato mostre dei più importanti fotografi internazionali, da James Natchwey a Josef Koudelka, da Jerry Uelsmann a Vivian Maier, e si è prodigato in ogni modo per diffondere la cultura fotografica attraverso l’organizzazione di premi e festival dedicati ai giovani. Inoltre, in qualità di chief curator della Shandong University of Art and Design, ha fatto di tutto per divulgare l’arte in ogni sua forma, allestendo mostre d’incisioni e dipinti di Picasso, delle opere degli Impressionisti francesi e dei maggiori artisti europei e americani da Leonardo Da Vinci al Cubismo. Innumerevoli, poi, sono i premi, le onorificenze e le menzioni ricevute da Zeng per la sua opera fotografica, tra cui il Cultural Center of Asia Awarddell’UNESCO, il Ross Sanddal International Photography Award for Outstanding Contributiondel PPA (Professional Photographers of America) e il Sungkyunkwan Art Awardin Corea del Sud. Tutti questi attestati di riconoscenza, insieme agli altrettanto prolifici incarichi istituzionali, sono solo la testimonianza di un’attività svolta con passione e dedizione, di un lavoro che ha saputo raccontare lo spirito e l’anima genuina del paese più popoloso della Terra attraverso la geografia di luoghi e volti indimenticabili. Questo perché, come sosteneva Irving Penn, fin dagli esordi, Zeng Yi ha capito che “una buona fotografia è quella che comunica un fatto, tocca il cuore e fa diventare l’osservatore una persona diversa”.


Info:

La Cina di Zeng Yi. Immagini di un recente passato
a cura di Athos Collura e Zhou Yinshuang e Susanna Zatti
Dal 23 febbraio al 7 aprile 2019.

Castello Visconteo di Pavia
Orari: mar-ven: 14.30 – 18.00; sab-dom 11.00 – 19.00

Catalogo: NOMOS edizioni
Per info su orari, biglietti ed eventi collaterali:
www.museicivici.pavia.itwww.vivipavia.it
(museicivici@comune.pv.it – cultura@comune.pv.it)


 

 

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