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Jens Lorenzen. Archeopop

14 Gen

 

di Ivan Quaroni

 

Da Dürer a Goethe, da Winckelmann ai pittori Nazareni, gli artisti e gli intellettuali tedeschi nel corso della storia hanno più volte dimostrato la loro ammirazione per l’Italia, considerata, insieme alla Grecia, la culla della cultura classica. Jens Lorenzen appartiene a questa illustre schiera di artisti e lo dimostra con la sua pittura, in controtendenza rispetto alle nuove istanze dell’arte tedesca. Infatti, mentre nell’Europa degli ultimi cinque anni si sono affermati gli artisti dell’ex DDR, provenienti principalmente dalle accademie di Lipsia e di Dresda, e autori di una pittura quanto mai variegata, che mescola indifferentemente astrattismo e figurazione, surrealismo ed iperrealismo, disegno ed expanded painting, il berlinese Jens Lorenzen si è mosso in tutt’altra direzione. Rispetto ad artisti come Katharina Grosse, Markus Draper o Tobias Lehner, nei quali si avverte la consapevolezza di un trauma storico recente (quello della divisione tra le due Germanie) e l’ansia di ricostruzione di un’’unità culturale e nazionale, Jens Lorenzen si concentra piuttosto sulla riedificazione della memoria visiva e intima degli individui.

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La storia a cui Lorenzen allude con le sue tele, non è quindi quella macroscopica ed epocale della Germania riunificata, ma quella dei ricordi personali, spesso composti da una sedimentazione d’immagini deboli, fatta di prodotti di consumo, manifesti pubblicitari, marchi di fabbrica e testate di settimanali e quotidiani. La sua ricerca pittorica non teme il confronto col passato, anzi lo evoca non solo nei temi trattati, ma anche nello stile. Lorenzen riannoda i fili della memoria rispolverando i detriti visivi degli anni Cinquanta e Sessanta, evocando loghi e confezioni di prodotti dimenticati, vecchie insegne pubblicitarie, pompe di benzina, manifesti cinematografici vintage. Rispetto agli artisti Pop, Warhol in primis, la sua attenzione verso i prodotti di consumo, quali depositari dell’immaginario della società dei consumi e dunque della cultura popolare, è quella di un contemporaneo afflitto dalla nostalgia, dall’ansia di rinsaldare i legami emotivi e forse biografici con il passato.

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A ognuno di noi è capitato, almeno una volta, di vedere l’etichetta di una bibita della nostra infanzia e di lasciarsi inondare dai ricordi. Ecco, i marchi e i loghi di Lorenzen, siano riferiti all’immaginario commerciale tedesco o a quello italiano, hanno il potere d’innescare nell’osservatore una catena d’impressioni visive che aprono la strada a sentimenti ed emozioni rimosse. Come se non bastasse, l’artista berlinese accentua questo senso di rievocazione e di scoperta grazie alla scelta di uno stile volutamente retrò, dove si fondono richiami alla tradizione rinascimentale dell’affresco e tracce dei decollage nuveau-realisti. Non a caso, le tele di Lorenzen somigliano sia a muri sui quali si siano depositati strati di manifesti strappati e fogli di giornale, sia ad antiche decorazioni murali o musive di cui non rimane che qualche confuso frammento.

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L’impressione che si riceve dalle sue opere è quella di essere davanti ad una sorta di reperto archeologico, ad una specie d’incunambolo della società dei consumi. Ed è questa una scelta stilistica dettata anche dal suo amore per l’arte italiana, che spazia dalla pittura pompeiana a quella rinascimentale, per arrivare fino a maestri del Novecento come Campigli e Sironi che, guarda caso, si sono misurati proprio con le tecniche dell’affresco e del mosaico. Eppure, l’arte Neopop di Lorenzen è inedita non solo in ragione dei suoi riferimenti all’arte del passato, ma soprattutto in virtù della sua predilezione verso una materia pittorica densa e stratificata. Quasi tutte le declinazioni del New Pop contemporaneo, infatti, sono accomunate dalla scelta di uno stile flat, caratterizzato da cromie artificiali, mentre la pittura di Lorenzen conserva una forte impronta manuale. D’altra parte, prima di studiare pittura con Hermann Albert all’Accademia di Braunschweig, l’artista ha esercitato la professione di falegname. Ed è forse grazie a quell’esperienza che ha maturato quel tipo d’approccio diretto e fisico con la tela, che differenzia il suo stile dall’impostazione eccessivamente concettuale della pittura di molti suoi connazionali. In un certo senso, Lorenzen è un artista tedesco atipico, perché non si trova in lui né l’influenza del realismo fotografico di Richter né tantomeno quella del neoespressionismo dei Neue Wilden, ma allo stesso tempo incarna alla perfezione il prototipo dell’intellettuale tedesco, affascinato dalla civiltà mediterranea.

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I nuovi lavori di Lorenzen, gran parte dei quali sono stati appositamente realizzati per questa mostra, sono evidentemente dedicati all’Italia. Basta un rapido sguardo per catturare immediatamente i marchi storici della Fiat e della Motta, i loghi della San Pellegrino e del Campari, le vecchie insegne del caffé Moka Efti, le testate del Corriere della Sera e del Messaggero, la Cinquecento e il famosissimo cane a sei zampe dell’Agip, disegnato da Luigi Broggini. Non stupisce che Lorenzen inserisca elementi specifici della società italiana nelle sue tele. Lo aveva già fatto con le insegne dei Sali e Tabacchi e i loghi della Martini nella mostra milanese del 2005, ma anche con i lavori intitolati Lavazza II e Lavazza III (2005) della serie Marken. Ciò che colpisce, piuttosto, è la comparsa, in alcune nuove opere, di un preciso intento narrativo o quantomeno di un sistema di riferimenti coerente. Per esempio, in Blow up (2006) sono presenti elementi grafici differenti che sono, tuttavia, strettamente collegati tra loro. Sotto la parola “Blow up”, titolo del famoso film di Michelangelo Antonioni, compare una macchina fotografica Nikon F1, la stessa usata da David Hemmings durante le riprese, mentre l’insegna “24 Ore” dei distributori automatici di sigarette allude alla durata della narrazione nella pellicola del regista italiano, che infatti si svolge nell’arco di un solo giorno.

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Nell’opera intitolata L’Espresso (2006), realizzata ad olio e collage su tela e impaginata alla maniera di una prima pagina di quotidiano, il collegamento tra parole e immagini è più sottile. In basso a sinistra compare un articolo di Alberto Moravia su Vittorio De Sica, sormontato da una foto dello scrittore romano. Sulla destra, invece, c’è un accenno a un’opera di Pier Paolo Pasolini (Ragazzi di vita). Il legame narrativo, in questo caso, è tutto giocato sull’amicizia tra i due scrittori e serve ad evocare il clima culturale della seconda metà degli anni Cinquanta, nonostante l’inserto del simbolo del Nuovo Partito Socialista e del quotidiano La Repubblica siano cronologicamente successivi. Forme analoghe di narrazione discontinua, dove si mischiano flash di cronache del passato e del presente, si trovano anche nelle opere Corriere Della Sera, Fiat e Il Messaggero, tutte del 2006. Curioso, invece, è l’altro dipinto intitolato L’Espresso (2006), che si svolge intorno a un cilindro, la cui forma richiama le colonne di Litfass, scarsamente note in Italia, ma in passato usate in Germania come supporti per manifesti pubblicitari.

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Il nuovo imprinting narrativo di Lorenzen è un ulteriore elemento di distinzione rispetto alla pittura tedesca contemporanea. Guardando i lavori degli artisti più giovani, ci si accorge, infatti, che la loro attenzione è riservata quasi esclusivamente alla resa pittorica dei soggetti, piuttosto che alla costruzione di un racconto. Lorenzen, invece, ha il coraggio di narrare delle storie e di evocare sentimenti. E lo fa attraverso una pittura che affonda le radici nel passato, ma che riesce sempre fresca e attuale. In breve, una pittura colta e popolare insieme. Proprio come piace a noi italiani.

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Giovanni Motta. Game Over. Play Again?

9 Apr

di Ivan Quaroni

Huge Me, 2021, acrilico su tela, 120×120 cm

Intro

La pittura è una “tecnologia”. La parola deriva dalla combinazione di due termini del greco antico, techne (arte, abilità) e loghía (discorso, spiegazione), che insieme significano “trattazione sistematica su un’arte”. Nella concezione classica non c’è distinzione tra arte e tecnica. Entrambe comprendono ogni prodotto dell’abilità umana, si tratti di pittura, scultura, architettura o di qualsiasi altro manufatto e utensile la cui costruzione richieda una conoscenza pratica. Più tardi, nella cultura romana, venne introdotto il concetto di Ars, ma anche in questo caso con l’accezione di “abilità”, cui doveva aggiungersi un aggettivo che ne specificasse il campo: Ars poetica (la poesia), Ars amandi (l’arte amatoria), Ars venandi (la caccia) e così via. Fu nel XVII secolo che lo studioso fiorentino Filippo Baldinucci scrisse, per la prima volta, delle “arti belle dove s’adopera il disegno” riferendosi alla pittura, scultura e architettura. Oggi, alla luce dell’esplosione dell’arte digitale, della crypto art, degli NFT, mentre assistiamo all’esponenziale ampliamento delle possibilità espressive nel campo delle arti visive, ci viene spontaneo recuperare l’antica definizione dei greci. Arte e tecnologia sono intrecciati indissolubilmente nei nuovi linguaggi e non si può essere artisti digitali senza essere anche tecnici che conoscano il funzionamento di software di elaborazione grafica, di animazione, di modellazione 3D e che sappiano agevolmente muoversi tra piattaforme come Rarible, SuperRare o Opensea, che consentono agli utenti di vendere e acquistare NFT (Non Fungible Token) e i diversi social media in cui si approfondiscono temi e argomenti legati all’attuale Rinascimento digitale che promette di ridefinire il concetto stesso di “belle arti”.

L’arte di Giovanni Motta s’inquadra in questo epocale momento di transizione, configurandosi come una pratica, o se preferite una techne, capace di sommare le abilità tecnologiche della digital art con quelle artigianali della pittura propriamente detta. 

Tutte le sue opere nascono in un ambiente digitale, sono, cioè, il prodotto dell’utilizzo di software di elaborazione digitale come Photoshop o Cinema 4D, che successivamente subiscono un ulteriore processo di raffinazione nella dimensione analogica della pittura tradizionale. I suoi lavori possono, quindi, assumere la forma di file Jpeg, Gif o MP4, ma anche avere la consistenza fisica di disegni su carta o di dipinti su tela realizzati manualmente con una precisione quasi maniacale. Questa combinazione di procedure, questa multimedialità, non solo definisce l’estensione del suo campo d’azione ma, corrisponde a una volontà programmatica di rivolgersi a un pubblico ben più ampio di quello convenzionalmente ristretto dell’arte contemporanea. Insomma, Motta vuole trasmettere il suo messaggio visivo a una platea virtualmente molto più estesa, che include il pubblico dei Baby Boomer e della Generazione X, dei Millennial e della Generazione Z. 

Message

Il tema, cioè il contenuto, delle immagini create da Giovanni Motta, è tanto semplice quanto potente: la ricoperta del bambino interiore, la trasmissione di una potenzialità energetica e vitale che risiede nella memoria di ogni individuo. Il bambino interiore è un elemento primordiale della personalità che deve essere recuperato nella vita adulta, un serbatoio pulsionale, emozionale, profondamente vitalistico che ha tutte le qualità dell’archetipo. 

Carl Gustav Jung lo chiamava puer aeternus, l’essere incontrollabile, caotico, passionale, dominato dalle emozioni. Insomma, per dirla con Friedrich Nietzsche, l’incarnazione del principio dionisiaco, orgiastico, furioso che si identifica con gli stati di esaltazione ed ebbrezza spirituale e fisica. La sua ombra, il suo negativo è il senex, l’uomo maturo, disciplinato, controllato, razionale, obbediente al principio apollineo, espressione dei concetti di armonia, ordine, proporzione. L’immaginario pittorico, ma anche esistenziale, di Giovanni Motta è la traduzione visiva di questa strenua volontà di reintegrazione del bambino interiore nella dimensione quotidiana. Reintegrazione condotta attraverso il recupero mnemonico e iconografico di una congerie di segni e simboli transazionali, che catapultano l’osservatore nel meraviglioso caos emozionale dell’infanzia e della pubertà. 

Appartenendo alla cosiddetta Generazione X ed essendo cresciuto, dunque, negli anni Ottanta, non stupisce che i segni e i codici dell’età evolutiva assumano, per lui, la forma di oggetti riconducibili a quel decennio. I manga e gli anime giapponesi, i cartoni animati americani e i primi videogame, la tecnologia user-friendly delle origini, con quel misto di semplicità e candore, e tutto il catalogo merceologico del consumismo degli Eighties compaiono all’interno dei suoi dipinti come epifenomeni, rivelazioni che corrispondono a stati d’animo perduti tra i meandri della memoria, rimossi dagli strati coscienziali della vita adulta. 

Fruit Ninja, 2021, acrilico su tela, 140×120 cm

La personificazione del puer aeternus di Giovanni Motta è Jonny, un bambino che sembra uscito dalla matita di un mangaka, la cui morfologia anatomica è quella tipica dell’individuo in crescita, col corpo minuto e la testa ipertrofica. Jonny è la controfigura infantilizzata dell’artista, l’avatar puberale, il fantasma interiore, la conformazione estetica di una proiezione inconscia, ma è anche, per estensione, un segnale, un simbolo che indica un’assenza, che sottolinea il vulnus, la ferita, lo squarcio che dilania l’esistenza dell’uomo adattato e uniformato. 

Motta usa Jonny come monito per sé stesso e per gli altri, ma anche come dimostrazione empirica che la guarigione, quella di tutti, è possibile attraverso la riscoperta e il recupero di questa entità imperitura, che ci libera dal tempo e dalla senescenza. 

Ad eccezione del dipinto, intitolato To be continued, in cui la figura del bambino è resa con un linguaggio mimetico e realista, le tele dell’artista mostrano Jonny come una sorta di costrutto astratto, come un’identità sintetica, generica, ma pur sempre customizzabile, progettata per assumere multiformi aspetti. Nei quadri di Giovanni Motta Jonny è un’entità sospesa, fluttuante, instabile, che trascina nel suo vortice una pletora di oggetti, complementi o appendici della sua personalità che ne rivelano gusti e passioni, desideri e aspirazioni. Jonny non tocca mai terra, vola, come i cowboy virtuali della mitologia cyberpunk di William Gibson, come l’altro Johnny, il Mnemonico[1], ma il suo scopo non è quello di infrangere lo strapotere delle multinazionali, ma di perpetuare la dimensione del gioco o, meglio, l’esperienza entusiastica del piacere, sia esso legato a un oggetto, un cibo, un giocattolo, un personaggio dei videogame. Anche “entusiasmo” è una parola che deriva dal greco antico (enthusiasmós), che significa “Dio dentro di sé”, “invasamento divino”. Non indica un semplice stato d’animo, un afflato di partecipazione emotiva, ma una forza attiva, travolgente, ilare, contagiosa, che, insomma, ci permette superare ogni ostacolo e di realizzare i propri sogni. Motta cerca l’enthusiasmós che anima il bambino interiore, gli dà corpo, sostanza pittorica e plastica, semplicemente perché le immagini sono potenti attrattori, mille volte più efficaci delle parole. 

Forgetting, 2021, acrilico su tela, 120×120 cm

Process

Tutta l’arte si fonda sulle idee, le matrici di ogni forma, le stringhe di codice che programmano la realtà tangibile e intangibile delle opere. Ma le idee non sono concetti. Non sono nemmeno parole. Sono immagini. Nella procedura creativa di Giovanni Motta, la memoria è il serbatoio da cui affiorano visioni sinestetiche, forme associate a contenuti tattili, olfattivi, emotivi. Questo tipo di immagini non si trovano su google, ma nei recessi profondi del subconscio. All’origine dei lavori dell’artista c’è, dunque, un particolare modo di raccogliere le informazioni, una metodologia di scandaglio interiore che è, essa stessa, una forma di tecnologia, un sofisticato strumento contemplativo chiamato meditazione. Motta usa la tecnica della meditazione regressiva per “tornare a vite precedenti” e “raccogliere e circoscrivere singoli eventi del periodo della pubertà”. Gli oggetti, i colori, le atmosfere presenti nei suoi dipinti sono informazioni derivate dalle sessioni meditative. Ricordi, impressioni, sensazioni, annotati sotto forma di appunti e bozzetti, costituiscono, dunque, il materiale primario per la costruzione dell’opera. 

In tutti i processi di regressione che sono all’origine di questi lavori di Motta, sono tre gli elementi ricorrenti: i videogame, i cartoni animati e l’estate, tutti riconducibili a esperienze di gioia, piacere, divertimento. “Mi sono accorto”, confessa l’artista, “che tutti i miei viaggi nel tempo riguardavano un bambino che voleva giocare e non voleva fermarsi, ma, come si sa, tutti i giochi finiscono.” Sfruttando questa capacità di retrospezione, l’artista cerca di risolvere il problema di come recuperare alla vita adulta l’entusiasmo del bambino interiore, la sua naturale propensione al godimento. 

La sua arte – pazientemente costruita con l’uso di software e poi declinata nei linguaggi della pittura o della scultura – ruota ossessivamente attorno a questo tema. Motta usa icone dell’immaginario videoludico (da Mario Bros a Pac-Man), richiami ai giocattoli vintage (dai soldatini ai Lego, dal cubo di Rubik ai dinosauri di plastica) allusioni ai cibi che piacciono ai bambini (dalla torta agli hamburger, dalle caramelle alle bevande gassate), per rappresentare quegli oggetti del desiderio che simbolizzano il Principio di piacere Freudiano (Lustprinzip)[2], cioè l’istintiva ricerca di appagamento che domina l’esperienza infantile. Produrre immagini digitali è una condizione necessaria ma non sufficiente del suo processo creativo. Le immagini devono anche tradursi in oggetti tangibili, in dipinti e sculture che amplificano il piacere e il godimento dell’osservatore attraverso l’evidenza sensibile e percettiva. Si può, tuttavia, interpretare tale attitudine come l’espressione della volontà di riconnettersi alla grande Storia dell’arte e alla pratica creativa nella sua dimensione squisitamente artigianale.

Jonny & Sam, 2021, acrilico su tela, 140 cm x 120 cm

Outro

In tutti i dipinti di Giovanni Motta l’enthusiasmós è codificato nella forma della metafora videoludica. La condizione del giocatore, estraniato dalla realtà quotidiana, è rappresentata attraverso l’immagine della fluttuazione di Jonny. La sua pneumatica sospensione simbolizza il flusso dinamico del gioco, una dimensione di dilatazione sensoriale in cui la percezione del tempo è alterata da massicce dosi di endorfina che riducono i livelli di stress, ansia e irritabilità. Secondo Matteo Bittanti, uno dei massimi esperti di Digital Game Culture, “Il videogame è una macchina della felicità: è appositamente sviluppato per soddisfare il giocatore per mezzo di una gratificazione istantanea”[3].  Ma per Giovanni Motta il videogame è – come i giocattoli, i cibi e i beni di consumo -, soltanto un simbolo. Quel che conta è lo stato d’animo del giocatore, quella sensazione di “divino invasamento” che accompagna i momenti di euforia e di stupore della fanciullezza, un patrimonio emozionale che sembra destinato a sbiadire nel tempo. In un certo senso, i dipinti dell’artista, e specialmente quelli più narrativi come Huge meJonny & Sam o Fruit Ninja, sono dei dispositivi visuali di intensificazione vitale. Essi si collocano in una posizione antitetica rispetto al genere delle Vanitas, le nature morte che alludevano alla condizione effimera dell’esistenza interpretando il memento mori dei frati trappisti, con immagini di allegoriche. I Memento vivere di Giovanni Motta sono come l’ultimo gettone nella tasca di un bambino, quando compare sullo schermo la scritta Game Over. Insert coin to continue… La moneta che ti serve per fare un’altra partita. O un altro giro di giostra nel luna park della vita. 


[1] William Gibson, Johnny Mnemonic, in Bunring Chrome, 1986, Arbor House, New York.

[2] Sigmund Freud, Jenseits des Lustprinzips, 1920, Internationaler Psychoanalytischer Verlag, Wien.

[3] Grazia Casagrande, I videogiochi e la loro filosofia: intervista a Matteo Bittanti, 27 maggio 2008, Wuz.it, https://www.wuz.it/intervista-libro/2224/intervista-matteo-bittanti.html.


Giovanni Motta – GAME OVER play again?
a cura di Ivan Quaroni
Gallery Func
No.13, Lane 182 Fumin Road, Jingan District, Shanghai, China

Opening: Domenica 18 Aprile 2021
Durata: 24 Aprile – 6 Giugno 2021
Riferimento: Ric Liu


Per ulteriori informazioni:
info@giovannimotta.it
ric@galleryfunc.com
Elena Stizzoli – assistente personale Giovanni Motta – Tel. +39 340 1295227
elena@giovannimotta.it
Sito web:
http://www.giovannimotta.it

ARTISTS

25 Set

POST WAR

9.Déjeuner sur l_herbe, 1967, acrilici su tela, 73x92 cm Valerio Adami

Alviani 1972 1975alluminio acciaio speculare 18x18 Getulio Alviani

49. 515, SS:azzurro-2gc, 1982, cm 50x50 Giuliano Barbanti

biasi dinamica politipo 114x114 1966 Alberto Biasi

17.AC murale 45, 1973, cm 35x42, acrilico su pavatex Arturo Bonfanti 1

Acrilico 2, 1970, cm 35x40, acrilico su tela Arturo Bonfanti 2

Giorgio Griffa, Giorgio Griffa, Senza titolo, 1973, acrilico su juta, cm 100x98 Giorgio Griffa 1

15. Orizzontale, 1979, acrilico su juta, cm 67x76 Giorgio Griffa 2

Riccardo Guarneri Una linea inclinata 105x95 1971 Riccardo Guarneri 

Paolo Icaro, Piretra spaccata 2006 marmo di Carrara, acciaio e piombo cm 88x150x108 Paolo Icaro

artwork_images_114890_484980_allen-jones Allen Jones

Claudio Olivieri senza titolo olio su tela 100x130 1978 Claudio Olivieri

1973,Studio, acrilico su tela Carlo Nangeroni

Struttura variata  tela intagliata e dipinta e metallo anodizzato, cm 60x60, 2008 Vanna Nicolotti

1964-nicolotti-visione-1964-tela-intagliata-e-dipinta-e-tecnica-mista-90x90-cm Vanna Nicolotti 2

olio e collage su tela 80x80 libra anni 60 Aldo Mondino

MY NEW VIOLIN (2006) objects on wood, cm. 56,5x58,5x5 Ben Patterson

Salvo_Estate (Fiori sfondo fucsia)_50x40 Salvo

Turi Simeti

Uncini cemento e ferro 80x61x11 ( Architetture n° 185 2005 ) Giuseppe Uncini

1974-NIL-C, acrylique sur panel, cm 38x38 Victor Vasarely

Caudio Verna Pittura 1974 90x130 Claudio Verna


CONTEMPORARY

Arcangelo Arcangelo

1134131100b Luciano Bartolini

750x600633380687822388750BONOMI Corrado Bonomi

A. Cantafora, domenica, 2006, 80x120 cm, vinilico e olio su tavola Arduino Cantàfora

Tre bicchieri 55x65,1998 Giuseppe Carta 

Cutrone Ronnie Cutrone 1

crusade 2005.acrylic&collage on canvas.180x180cm Ronnie Cutrone 2

damioli12 Aldo Damioli

Pino Deodato, Preciso disegno secondo canoni della sezione aurea (dettaglio 2), 2014, installazione, 3 x 2 mt, Ph Tommaso Riva Pino Deodato

in un fiato_cm60x45_olio su tela Gianni Dessì

14-IMG_6956 Marco Fantini

2-Enzo Forese, Senza titolo, olio su tela, 24x30 cm., 2011 Enzo Forese

Mimmo Iacopino, Visione pittorica, strisce di velluto e raso su tela, 2011 Mimmo Iacopino

Dario Goldaniga, Mappa Stellare, incisioni su lavagna, 90x120 cm, 2016 Dario Goldaniga

RIGU-1135 Riccardo Gusmaroli

Cercatori di utopia 22016, olio e acrilico su tela, cm 160x120 Lorenzo Lazzeri 

700_1329863111 Marco Lodola

disegni PMR 01-11'14 003 Giovanni Maranghi 1

neo-exxxcess-resina-cm-150x150h7 Giovanni Maranghi 2

Kudo-Masahide,-The-forest-of-the-memory-II,-olio-su-cotone-grezzo,-162x130,3-cm.,-2014 Kudo Masahide

A. Mendini, ST, tela, 195x150 cm Alessandro Mendini

3-Kazumasa Mizokami, Senza muro, terracotta dipinta con polietilene, 32x32x115 cm., 2013-2006 Kazumasa Mizokami

_mg_8389 Ugo Molgani

Foto Ochsenreiter Robert Pan

Donna su divano Giacomo Piussi

9 Domenica Regazzoni

27. Melody – Warriors, 2010-2011, bronzo _ bronze, Liu Ruowang


LA_39,_Kerlchens_Suche_(Kerlchen'search),_2008,_olio_su_metallo,114,5x114,5cm_
Steffen Terk

unaltra-natura-acrilico-su-tela-112x162-2013 Koji Yamamoto

Jinan-Cina-696x466 Zeng Yi

12- Lu Zhiping


New Abstraction

A. Bergamaschi, Prima di essere sole, 35x50 cm, 2014 Agostino Bergamaschi

ORANGE_2015_acrilico su nastro carta su tela 70x70 bassa Paolo Bini

A. Bruschi, cosenz54 visone diurna 90X80cm tecnica mista su fodera 2013 Andrea Bruschi

Jacopo_Casadei,''_secret_story-_un_braccio_nel_sogno_'',2011,__mista_su_tela,_100_x_70_cm Jacopo Casadei

7-30-x-30-little-crane2 Marica Fasoli

Sweet drowning,  olio, acrilico, resina, gesso su Polistirolo, 130x115cm, 2014 Livia Oliveti

Dilatazione (disturbo), acrilico ed olio su tela, cm 60x90, 2013 Enrico Minguzzi

Sistema Innaturale 32 olio su tela 80x100 cm 2016 Isabella Nazzarri 1

innesti-58-acquerello-su-carta-140x140-cm-2016-bassa Isabella Nazzarri 2

Isabella Nazzarri, Sublimazione di una valle, 120x120cm_2161 Isabella Nazzarri 3

2015_%22kamigami box : green%22cm 67x67x60-ferrocromato , legno e specchio, esemplare unico(c) Matteo Negri

PANTM0183 Robert Pan

F. Schgor, Il ragno, cera, 25x25 cm-2 Francesca Schgor

Luca Serra B Luca Serra

22Patrick Tabarelli {F} 2016 50x35cm Patrick Tabarelli

12 - Mitosi 2#12 - 2012 - Olio su tela cm. 50 x 50 Franco Tosi

Paolo Treni, Atlas Sidereus, 2016, laser, smalti, pigmenti e vernici su plexiglas, 85x55 cm, ph Gilberti - Petrò Paolo Treni

Viviana Valla, 2016, Chromofobia, 180x180cm, mixed media and collage on canvas Viviana Valla 1

Cold breeze, 2014, tecnica mista su tela, 30x30cm Viviana Valla 2

Senza titolo, Tec. mista su tela, 120x100cm, 2017 Viviana Valla 3

IMPRONTE14 Denis Volpiana

OLYMPUS DIGITAL CAMERA Giulio Zanet

SI 32 Olio, acrilico su disco di silicio e plexiglas applicato su tavola Cm 40 x 40 2016 Oil, acrylic on silicon disk and plexiglas applied on wood inch 15,74 x 15,74 Sara Forte


Italian Newbrow

Silvia Argiolas_il mio amico cattivo sostiene da anni un cuore che ride nello stomaco -olio e smalto su tela  60x602012 (2) Silvia Argiolas 1

Silvia Argiolas 2

alice_colombo Alice Colombo

OLYMPUS DIGITAL CAMERA Vanni Cuoghi 1

OLYMPUS DIGITAL CAMERA Vanni Cuoghi 2

Monolocale 1, anno 2014, tecnica mista, cm 21x30 copia Vanni Cuoghi 3

monolocale-55-genizah-2016-cm-21x30-china-e-acquerelli-su-carta-copia Vanni Cuoghi 4 

Saluti da Milano (M) 2018, china e collage su carta cm35x50x30 copia Vanni Cuoghi 5

Monolocale 92 ,(Typhoon 18), anno 2019, tecnica mista, cm 35x50 Vanni Cuoghi 6

stp-mkng-sns-02 Paolo De Biasi 1

Senza titolo 2015 acrilico e collage su tela 60x50 Paolo De Biasi 2

passo-passo Paolo De Biasi 3

Marco Demis, Senza titolo, 2011, olio su tela, cm 90x100 Marco Demis

Orange Blossom Fulvia Mendini 1

Belide Fulvia Mendini 2

23_G_Motta_Johnny Boy Giovanni Motta

120x100-Wnder Giovanni Motta 2

the-goonies Laurina Paperina

Michael Rotondi, My Kim Michael Rotondi 1

Michael-Rotondi-2L-2013 Michael Rotondi 2

5.bGiuliano-Sale-Clown-olio-su-tela-20x20-cm.-2012 Giuliano Sale 1

Giuliano Sale 2013 olio su tela 100x100 cm -Can't Lose You- Giuliano Sale 2

giuliano-sale-woman-with-plants-2017-oil-on-canvas-35x30-cm Giuliano Sale 3

Occidente occidente, 2005, acrilico su tela, 157x157 cm Giuseppe Veneziano

Giuseppe Veneziano 2


Pop Surrealism / Urban Art

70845029_10157555435222442_7434588857527435264_n Angelo Barile

G.Baseman-2012-Delirium-Red-acrilico-su-tela-51-x-41-cm Gary Baseman

Clayton Brothers, YOUR OK, 2013, mixed media on wood panel, 22x28x4 cm Clayton Brothers

Jeremy Fish, ROLLING RIPPER, 2015, ink on paper, hand carved wood frame, 40,6x50,8 cm Jeremy Fish

Ryan Heshka, Fulvia and Ulva, 2015, oil and mixed on wood panel, 45x35 cm Ryan Heshka

Kiehl'sxJeremyvilleJeremyville

ankerbrotgJens Lorenzen

Russ Pope, Aloha Friday, 2015, acrylic on sheet canvas, 46x61 cm Russ Pope

3-andy-rementer-biker-2015-oil-on-canvas-122x76-cm Andy Rementer
DSC_6900
Matias Sanchez

Ed Templeton, My Life Has Fractured, 2013 Ed Templeton

parzival Kinki Texas

Davanti, 2014, olio su tela Eric White


Zio Ziegler (11) 
Zio Ziegler

_MG_5041 Mr.Savethewall

Waone -Vladimir Manzhos, Spiral of life, 2017, acrylic on linen, 120x150 cm Waone (Interesni Kazki)


Neue Leipziger Schule

Peter Busch, Pool,-2016,-100x80cm,-Acryl-auf-Leinwand Peter Bush 

Tilo Baumgartel, Ellinides,-2017,-Öl-auf-Leinwand,-190x150cm Tilo Baumgärtel 

Fabritius, Wernesgruen, 2015, Acryl auf Leinwand, 170x230cm Kopie Tom Fabritius

Rosa Loy, Erkannt_2012_Aquarell auf Papier_31x23cm Rosa Loy

Der neue Typ-11,-2017, 80x60cm,enamel on canvas Christoph Ruckhäberle


Figurative & Conceptual

Noi siamo parete, tecnica mista su tela cm 18x24 Adriano Annino

Thomas Berra - Studio con titolo 3, 2019 - Olio su tela di cotone, cm. 28 x 35,5 - ph. Cosimo Filippini Thomas Berra

Massimo-Dalla-Pola,-Mosbach-Gruber,-2013,-acrilico-su-carta,-13x18cm Massimo Dalla Pola

Nicola Di Caprio, Head frantic, collage e tecnica mista su carta, 30x40 cm., 2010 Nicola Di Caprio

Pensieri di Luce-olio e acrilico su tela-120x120 cm- 2014 Carlo Cofano

Ilaria Del Monte

46235757_1988180221219258_8674698468826021888_n Manuel Felisi

OLYMPUS DIGITAL CAMERA Annalisa Fulvi

Claudia-Haberkern,-Herald-of-spring-(summer's-distillation),-tecnica-mista-con-resina,-carta,-fibre-vegetali,-80x58-cm.,-2013 Claudia Haberkern

Claus Larsen, Pinguini Paladini (Italia), olio e tempera all'uovo su seta e retroilluminazione a led, 55x65 cm., 2013 Claus Larsen


2008_luzi_4849_5819
 
Marco Luzi

Dario Maglionico, Reificazione #12, oil on canvas, 80 x 120 cm, 2015 Dario Maglionico 1

dario-maglionico-reificazione-20-oil-on-canvas-145-x-145-cm-2015 Dario Maglionico 2

un corazon herido ocupa poco espacio Florencia Martinez

Valerio Melchiotti, The silent King  oil on canvas 30 x 40 2014 Valerio Melchiotti

Perroquet, tecnica mista su carta, 2015, cm 160x120 Elena Monzo

vago ventre vuoto, 2013, olio su tavola, 40x60 cm Luca Moscariello


senza titolo, acrilico su tela, 100x100, 72dpi
 
Mattia Noal 

TIMELINE CURRENT LOCATION_III_MixedMediaOnGlossyPaperOnWood_82X114_2016 Matteo Nuti

Gregge -Transhumance - Bovarismo- 127x75 cm - 2017 - mixed media on photographic paper Matteo Nuti 2


Il riposo del pittore
 
Olinsky

AR-17-56 Ciro Palumbo

STUDIO BLU - pet, plastica, nylon e ferro -70x70x15 cm Ester Pasqualoni

Les bagnantes (deposizione) (2015), olio, acrilico, foglia d'oro e inserto in carta su tavola, 50x50 cm - mail Carlo Alberto Rastelli 

brigitta_122014_10 Brigitta Rossetti 

Samantha Torrisi_Portami al mare, 2016_Olio su tela, cm 80x60 Samantha Torrisi

home0009 Anna Turina


catalogofiguracinque
 
Marco Massimo Verzasconi

OKPaO3LaOOXauwG2tsSIfT7L9LKT3bVyO_KoXoWjuFc,9xl-ej8d2xD2WECZyicYD0EhW20MCwoo4qpuSLIlZPs,KfJmu_qg637Y6hU83pBLcQEsbzDknVpRe4EGqnksmvA Serena Zanardi


ARGOMENTI

Viviana Valla, 2016, Ride to me #3, 180x180cm, mixed media on canvas  Astrazione ambigua

2-tim-biskup-doom-loop23-2012-graphite-and-cel-vinyl-on-canvas-122x122cm  Beautiful Dreamers

Marco Demis, Senza titolo, 2011, olio su tela, cm 90x100  Neovittoriani 

Baumgärtel-untitled 2, 2017, 40x50cm, oil on canvas  Neue Leipziger Schule

bagayan ana butterfly House, stampa giclée, 28x36 cm  Pop Surrealism

itaNB  Italian Newbrow

Paolo De Biasi, ALTER-EGO  Italian Newbrow 1

Giuseppe Veneziano, INDIGNADOS_acrilico su tela_cm 150x200  Italian Newbrow 2

tutto-quello-che-sento-passa-attraverso-di-te150x120-olio-e-spray-su-tela-2012  Italian Newbrow e Cinema

Laurina Paperina, John Wayne and the pony, 2017, smalti all'acqua markers e spray su legno, 20x25 cm  Italian Newbrow 3