Archivio | aprile, 2013

Mattia Noal

16 Apr

testo a cura di Ivan Quaroni

Atlantica Arte Contemporanea
via Piave 35, Altavilla – Vicenza

19 aprile – 22 maggio 2013

Opening venerdì 19 aprile 2013 h. 18.30

la tempesta di nicolò, acrilico su tavola,60x52,5-72 dpi

Nell’ambito della pittura post-concettuale, la cosiddetta Expanded Painting (o pittura espansa) è una pratica che non concerne solamente l’estensione fisica del media tradizionale nella terza dimensione. Non si tratta di un approccio inteso, sic et sempliciter, a far straripare la pittura fuori dai limiti del supporto, ma di una attitudine a connettere il linguaggio pittorico con altre esperienze estetiche.

Nella ricerca di Mattia Noal, la pittura è “espansa” nel senso che subisce un processo di “filtraggio” e “riscrittura” attraverso il confronto con pratiche e discipline limitrofe, quali il video, la musica, il videogioco.

L’artista lavora attorno all’idea di un mutato approccio nell’ambito della visione, la quale si configura come una sorta d’interferenza che coinvolge il rapporto dell’immagine col tempo e con le nuove strutture visive. La sua non è, infatti, un’opera di decostruzione dell’immagine, oppure di semplice smembramento dell’apparato mimetico convenzionale, quanto piuttosto una prova di ricostruzione della realtà, che include inedite esperienze percettive.

I dipinti di Noal mostrano l’immagine nel suo farsi, quasi frame dopo frame, come risultato di un’accumulazione di figure epifaniche, in bilico tra geometria elementare e forma compiuta. I suoi acrilici su tela possono essere descritti come piattaforme acroniche, spazi cavi, superfici di slittamento dei piani ortogonali che, in qualche modo, rimandano all’esperienza videoludica.

gloria, acrilico su tela, 50x50, 72dpi

Noal interpreta la pittura come un atto di consapevole esplorazione. Il suo viaggio è simile a quello di un’internauta che innesta sull’hardware pittorico nuovi software di elaborazione dell’immagine.

L’artista lavora soprattutto sull’interruzione del tempo standard e, dunque, della narrazione lineare suggerita dalle immagini, per soffermarsi sulle potenzialità generative del linguaggio stesso. E’ un modus operandi che procede per atti sottrattivi, di semplificazione formale, che hanno lo scopo di indicare le molteplici, eventuali linee di sviluppo dell’immagine.

Opere come Gloria, La Tempesta di Nicolò e Penelope, realizzate nel corso degli ultimi mesi, mostrano una fase che precede la definizione finale della figura, che quasi anticipa la messa a fuoco, e dunque, al contempo, il suo precisarsi in foggia di racconto e di storia compiuta. Il risultato è una pittura fresca e immediata, di sicuro impatto, che lascia un vago senso di vertigine.  Noal persegue un’ideale di rarefazione ottica, ricreando effetti di sospensione simili alla vibrazione magnetica del fermo immagine di un videotape. In un certo senso, la sua pittura cattura l’istantanea di un limbo temporale, di un non-luogo artificialmente sospeso, ma denso di possibilità. Insomma, uno stato incompiuto dell’immagine, che demanda all’osservatore il compito di esaurirne l’esplorazione, ricomponendo, tanto esteticamente quanto cognitivamente, il senso ultimo della visione. In definitiva, la ricerca di Mattia Noal assume i contorni di una necessaria riflessione sul ruolo e sul dominio operativo della pittura in un’epoca, come quella attuale, dominata da un’esponenziale progressione delle tecnologie digitali.

senza titolo, acrilico su tela, 100x100, 72dpi

Atlantica Arte Contemporanea 
Via Piave 35 – 36077 Altavilla – Vicenza – Italy
Tel/Fax: +39 0444 341663 
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From Wednesday to Saturday 4.00 p.m. – 7.00 p.m.
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Enrico Minguzzi

16 Apr

testo a cura di Ivan Quaroni

Atlantica Arte Contemporanea
via Piave 35, Altavilla – Vicenza

19 aprile – 22 maggio 2013

Opening venerdì 19 aprile 2013 h. 18.30

 
Rumore bianco (fioritura), acrilico acquarello ed olio su tela, cm 100 x 120, 2012 
Enrico Minguzzi muove da un’iniziale pittura analitica e approda, attraverso vari stadi di decostruzione dell’immagine, a una nuova grammatica, dominata dal dinamismo e dalla contaminazione delle forme.Minguzzi parte dall’osservazione ravvicinata della realtà e costruisce i suoi soggetti come in un processo di descrizione fenomenologica che successivamente alter e scompone al fine di ottenere una maggiore mobilità formale. Usa la fotografia e l’elaborazione digitale per creare un bozzetto dell’opera, ma si tratta di una semplice linea guida, di un punto di partenza che conduce a un risultato finale profondamente diverso.

Nel suo modus operandi la pratica manuale, l’intuizione gestuale e la tecnica sono elementi fondamentali. Minguzzi è un pittore che compone il suo immaginario per pazienti sovrapposizioni di velature, per strati trasparenti e sottili di materia, ricalcando un processo di proliferazione delle forme sospeso tra la gemmatura vegetale e la moltiplicazione esponenziale dei frattali.  Integrando figure organiche e geometriche, l’artista indaga i processi di mutazione e metamorfosi fino a raggiungere un equilibrio dinamico che annulla ogni pretesa distinzione tra figurazione e astrazione. In questo, Minguzzi sembra condividere quella comune sensibilità europea continentale che, soprattutto nelle sperimentazioni pittoriche della Leipzig Schule, ha recentemente prodotto le più interessanti novità sul piano linguistico. Come Mathias Weischer, Tilo Baumgartel o David Schnell, anche Minguzzi scardina la fissa centralità dell’immagine, dilata la dimensione dello spazio e del colore ed evidenzia la qualità ibrida e mobile delle forme. Il suo è un linguaggio in sintonia con quella che il sociologo Zygmunt Bauman ha definito una società liquido-moderna, una struttura in perpetua, rapida evoluzione, che genera nuove paure e inediti livelli di stress.

Attraverso la sua pittura liquida, Minguzzi ha probabilmente intuito che i processi trasformativi (e perfino quelli degenerativi) costituiscono il nucleo pulsante non solo della vita delle forme naturali, ma anche dei costrutti culturali della società contemporanea.

Dilatazione (disturbo), acrilico ed olio su tela, cm 60x90, 2013

Non è un caso, infatti, che l’artista descriva il proprio lavoro in termini di affezione virale o di alterazione dell’equilibrio organico. La mutazione di Minguzzi è un processo di destabilizzazione che prefigura nuovi assetti formali, non necessariamente basati su principi di bilanciamento e misura. Lo dimostrano opere come Invasione (Incanto), Immersione, Fioritura e Dilatazione, dalla struttura vertiginosamente aperta, multicentrica e caotica. Sono immagini percorse da improvvise accensioni luministiche, conglomerati formati da addensamenti discontinui di forme e figure, esplosioni di prismi irregolari, che deflagrano in geometrie incongrue. Vengono in mente le teorie fisiche dei Piccoli Mondi e delle Reti, che descrivono strutture apparentemente astruse che, tuttavia, nascondono un ordine interno, spesso invisibile all’occhio umano. Come quelle architetture di rete, anche la pittura di metamorfica di Minguzzi elude la percezione di un ordine superficiale, per accompagnarci finalmente nei meandri di una nuova e forse più intuitiva epistemologia della complessità.

Lucere, acrilico ed olio su tela, 2 x cm 140x100, 2013
 
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Claudio Borghi Aquilini – Investire nell’arte

10 Apr

Ho conosciuto personalmente Claudio Borghi e l’ho incontrato in diverse occasioni, per lo più a inaugurazioni di mostre, ma non avevo ancora letto il suo libro, uscito a gennaio 2013 per i tipi della Sperling & Kupfer. Si chiama Investire nell’Arte e presenta un’attenta analisi dei meccanismi che regolano il mercato dell’arte contemporanea. Borghi è economista ed editorialista (scrive tra l’altro su Il Giornale) ma, soprattutto, insegna Economia degli Intermediari Finanziari, Economia delle Aziende di Credito ed Economia e Mercato dell’Arte all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il suo punto di vista è, dunque, quello dell’attento studioso, capace di integrare la formazione finanziaria con le conoscenze umanistiche che impone la passione per l’arte.

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Di solito, i saggi che trattano argomenti analoghi sono poco attraenti, si dilungano in statistiche e analisi strutturali che interessano solo gli addetti e soprattutto sortiscono l’effetto di scoraggiare anche coloro che, sebbene a digiuno di informazioni sarebbero timidamente interessati ad avvicinarsi all’arte contemporanea in un’ottica di investimento. Il libro di Borghi è, invece, di quelli buoni, che sanno raccontare le cose con dovizia di dettagli, ma con una scrittura piacevole e divulgativa, adatta a tutti. Anche per me, che sono un critico d’arte e, dunque, un “insider”, Investire nell’Arte costituisce non solo un utile ripasso, ma anche una miniera d’informazioni cui abitualmente, anche chi fa il mio lavoro, non ha accesso immediato.  La premessa del saggio di Borghi è che oggi l’arte è ormai considerata globalmente un asset class, cioè un settore d’investimento anche per gli istituti bancari, che spesso includono nella propria offerta, proposte di Art Advisoring per i propri clienti. Mentre i mercati finanziari mostrano picchi di sofferenza, il mercato dell’arte continua a registrare nuovi record grazie alle vendite delle principali case d’asta Sotheby’s e Christie’s.

Fin qui tutto bene, dunque. Peccato che l’Italia sia in grave ritardo rispetto ai mercati internazionali anche in questo settore. Borghi ci spiega, infatti, che da qualche anno il mercato dell’arte sta cambiando, forse anche per effetto del nuovo e competitivo ruolo delle case d’asta rispetto alle gallerie, dove tradizionalmente il collezionista si recava ad acquistare opere d’arte. Oggi, la circolazione delle informazioni sui prezzi e le valutazioni delle opere non sono più un segreto riservato a una cerchia di pochi iniziati. I cataloghi d’asta e i listini con i prezzi di aggiudicazione degli incanti sono ormai disponibili nei siti delle case d’asta e nelle rubriche di economia dell’arte, presenti nelle pagine di molti mensili e quotidiani. Il web riveste un ruolo essenziale nella diffusione di tali informazioni, permettendo al collezionista di valutare meglio l’acquisto di un’opera, ma soprattutto di scegliere a quale rivenditore rivolgersi. I galleristi, messi alle strette dal moltiplicarsi dell’offerta, corrono ai ripari. I più svegli potenziano la comunicazione via web e sulle testate di settore, partecipano a fiere nazionali e internazionali, insomma moltiplicano la propria visibilità e le occasioni di vendita. I margini, però, continuano a ridursi e l’Italia, nel frattempo, non fa nulla per essere più competitiva e così ci ritroviamo a fare i conti con paesi comunitari che offrono migliori condizioni fiscali (in Germania l’IVA è al 7%).

borghi_fermataCon questo libro, che non ha la pretesa di suggerire nomi sui quali investire, Borghi ci accompagna in un viaggio tra le pieghe del sistema artistico, evidenziando le zone opache e i punti di criticità, ma offrendo anche spunti di riflessione e informazioni utili. Il suo è un itinerario che forse non ha l’allure esotica del saggio di Sarah Thornton (Viaggio nel mondo dell’arte in sette giorni, Feltrinelli), ma che comunque ci fornisce un affresco del panorama nostrano, elencando tutti i player del settore, dalle gallerie alle fiere, dalle aste alle televendite, dalle riviste ai portali e ai forum online, arrivando a illustrare tre possibili approcci (astrattismo italiano, arte italiana degli anni Novanta, arte internazionale) per costruire una collezione d’arte e soprattutto trarne gli eventuali vantaggi.

Quando spendere? Dove acquistare? Come scegliere tra artisti storicizzati, emergenti e contemporanei? Come valutare l’impatto sull’acquisto dei diritti di seguito e delle commissioni delle case d’arte? A questo e molto altro ancora risponde l’autore, in un libro, accompagnato da una dotta prefazione del finanziere e collezionista Francesco Micheli, che si rivela uno strumento fondamentale per chi vuole avvicinarsi a questo tipo d’investimento.

Dettagli del libro

Titolo: Investire nell’arte
Autore: Claudio Borghi Aquilini
Editore: Sperling & Kupfer
Collana: Saggi
Data di Pubblicazione: Gennaio 2013
ISBN: 8820054094
ISBN-13: 9788820054090
Pagine: XIX-201
Formato: illustrato, brossura
Prezzo: 17,90 euro

Verena Princi – Crepa! * Una riflessione sull’anima

9 Apr

Associazione Culturale CircoloQuadro 

Via Thaon di Revel 21, 20159 Milano, Italy

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“Crepa! * Una riflessione sull’anima” è un’opera site specific di Verena Princi, alla sua prima mostra personale a Milano.
Dov’è l’anima? Il corpo può intaccare l’anima? E i cambiamenti che il corpo subisce possono modificare l’anima stessa? Queste sono le domande che hanno sollecitato l’artista a una riflessione su dove si possa trovare l’anima della città o dei luoghi che frequentiamo abitualmente o degli oggetti che per anni ci accompagnano o, finalmente, della nostra stessa anima.

* Il titolo, forte e provocatorio, è riferito sia al sostantivo “crepa”, sia alla voce del verbo intransitivo “crepare”, e con il significato ulteriore di “incrinare” e quindi “aprire”.
Da un punto di vista religioso “crepando” si è sottoposti a una scissione tra l’anima e il corpo: il solco irregolare che corre lungo tutto il pavimento di Circoloquadro è assunto a rappresentazione di tale separazione e diviene l’elemento spaziale attorno a cui ruota tutto il progetto. Esso non è solo segno, tracciato, ma vero e proprio contenitore che accoglierà sabbia rossa, la sua anima.

La crepa di Circoloquadro però è solo il termine del viaggio percorso da Verena Princi alla scoperta del profondo: piccoli cilindri di marmo provenienti da Gorizia, sua città natale, un cuscino contenente oggetti appartenenti alla quotidianità e un peluche sottovuoto tentano di dare una risposta alla domanda iniziale.
Un allestimento rigoroso e tutto da toccare perché i visitatori possano esperire l’esperienza dell’anima.

Questa mostra è stata elaborata e si è affinata durante il workshop tenuto a Circoloquadro da Ivan Quaroni, all’interno del quale gli artisti partecipanti si sono misurati nella progettazione di una esposizione personale. Come ha spiegato Ivan Quaroni, “Il progetto di Verena Princi, presentato in varie sessioni del seminario, si è dimostrato il più interessante per diverse ragioni. Innanzitutto, Verena ha dimostrato di saper usare un metodo intuitivo che coinvolge l’esperienza personale, la riflessione individuale e la scoperta casuale. Il suo approccio al progetto è stato insieme curioso e misterioso, perché ha affrontato un argomento universale, quale la definizione del concetto di anima, partendo dall’esperienza individuale e dal vissuto quotidiano. Credo che Verena Princi sia un artista capace di usare il pensiero abduttivo come nessun altro e di indagare la realtà sotto la superficie del visibile. Il suo progetto si pone all’incrocio tra la pratica installativa, il ready made e l’arte concettuale e comportamentale. Inoltre, il suo progetto ha saputo valorizzare le caratteristiche morfologiche dello spazio, rendendolo parte integrante e fondamentale dell’opera”.

Verena Princi (Gorizia, 1978) si accosta per la prima volta alla pittura realizzando dei disegni su muro con sputo e pennarelli, raffiguranti dei fenicotteri rosa a dimensione naturale. Si diploma all’Istituto d’Arte “Max Fabiani” di Gorizia proseguendo gli studi presso l’Accademia di Belle Arti a Villa Manin e a Venezia. Si è specializza in grafica pubblicitaria e multimediale; tornata a Venezia casualmente assiste ad una lezione di Alberto Garutti, ne resta colpita e decide di frequentare il Corso di Arti Visive e dello Spettacolo della Facoltà di Design e Arti dello IUAV di Venezia. Ha esposto in mostre collettive e personali a Milano, Venezia e Gorizia.

* * *

VERENA PRINCI – CREPA! * Una riflessione sull’anima
Inaugurazione: mercoledì 17 aprile 2013, dalle 18.30
In mostra: dal 17 aprile al 3 maggio 2013
Orari: da martedì a venerdì dalle 15 alle 19, o su appuntamento
Informazioni: info@circoloquadro.com, tel. 02 6884442, 339 3521391

SILVIA VIGANÒ – PSYKEDELIC CIRCUS

3 Apr

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A cura di Ivan Quaroni

4 – 28 aprile 2013

BIM SUISSE

Banca Immobiliare Suisse, Contrada Sassello 10 | Lugano (Svizzera)

Ingresso libero

Vernissage 4 aprile 2013 ore 18.30

dal Lunedi al Venerdi – h. 8.30-17.30

Una, nessuna, centomila.  Silvia Viganò, giovane artista classe 1978, non dipinge le sue tele, piuttosto le illustra, ricamandole con malizia: i suoi quadri sono una vera e propria giungla di colori, sogni, fantasie, amori e sapori ammalianti e accattivanti. Le sue donne, o più corretto sarebbe dire la donna che si ripete costantemente in ogni suo dipinto, annuncia un mondo di seduzione sofisticata così come appartiene all’immaginario dell’artista.

“Psykedelic Circus” è il titolo del progetto espositivo itinerante che inaugura giovedì 4 aprile presso gli spazi espositivi della Banca Intermobiliare Suisse in Contrada Sassello 10 nel cuore di Lugano, e che rimarrà aperta al pubblico sino al martedi 30 aprile.

Organizzata da Arte Ipse Dixit e Banca Intermobiliare Suisse, curata dal curatore e critico d’arte Ivan Quaroni, “Psykedelic Circus” invade l’immaginario collettivo di ognuno di noi, per il semplice fatto che il patrimonio iconografico che Silvia Viganò propone riesce magicamente a entrare in connessione con ogni generazione, non solo quello delle teenager. Infatti, se quando si parla di Silvia Viganò è strettamente necessario declinare il tutto al femminile, resta lampante la capacità dell’artista di attirare l’attenzione di tutti noi.

Scrive Ivan Quaroni in catalogo: “Silvia Viganò costruisce i suoi dipinti come fossero tessuti cangianti o arazzi stroboscopici, capaci di catturare immediatamente l’attenzione del pubblico […]Silvia Viganò dipinge prototipi femminili dai tratti infantili e, di fatto, le sue donne dagli occhi grandi potrebbero essere le naturali discendenti delle Bratz e delle Winx, delle Monster High e di Emily the Strange, bambole ed eroine dei cartoon”.

Ma l’universo primitivo e infantile dei cartoni (ri)visitati dall’artista viene arricchito da una stesura fashion di ogni racconto pittorico. Silvia Viganò, cresciuta con una grande passione per la moda, l’arte ed il design, ha prima studiato presso il liceo artistico di Desio per poi laurearsi all’ Istituto Marangoni  di Milano in fashion design, lavorando in seguito nel mondo della moda e creando anche una propria linea di t-shirt. Ne consegue che la sua pittura di quel mondo ne è intrisa in maniera maliziosa, intelligente, acuta.

Occhi grandi e ammiccanti, vestiti, gioielli, borsette, cappelli, trucchi e posture che assumono le donne-dive di Silvia Viganò tradiscono ampiamente un fascino per un mondo da lei amato, e che ora l’aiuta a parlare al pubblico con grande ironia, ma senza alcun appunto di critica sociale. Le declinazioni cromatiche di Silvia, giocate tutte su toni brillanti, parlano chiaramente di una pittura altamente emozionale, che non propone e non rimanda a significati reconditi o a segreti inaccessibili.

Silvia è diretta, semplice, tocca con leggerezza l’epidermide di chi guarda i suoi quadri, ma con magica grandezza fa riflettere proprio partendo da una iconografia che del riverberare sembra non volersi occupare. Nel sottile gioco di seduzione che la giovane Silvia Viganò mette in campo un ruolo determinante hanno occhiali, collane e mille altri accessori sfiziosi, ma soprattutto le labbra rosse e carnose che riempiono la scena, oltre a i vestiti che si adagiano su corpi eleganti e morbidi, rendendo le sagome femminili caratterizzate da un potere seduttivo decisamente unico.

Nel catalogo che accompagna la mostra, Viola Lilith Russi precisa: “Le opere di Viganò stuzzicano la fantasia, ingolosiscono la vista e toccano maliziosamente quelle corde percettive, che quotidianamente ritroviamo bombardate da immagini volgarizzate e impoverite […] A rendere unica la moda della pittrice sono le sfumature del sogno che regnano nel suo immaginario. Ai capi dipinti sono applicate pietre preziose della sua fantasia, strass, paillettes e brillantini a colorare di atmosfere a tinte forti mai volgari, vite misteriose dai corpi alti, elastici, flessuosi come rami d’ulivo, eleganti come betulle […] Chic e irriverenti, o divertenti e spensierate, le donne di Silvia Viganò sono padrone nel loro impero di colore. Entro i confini di ogni tela, in quello spazio al limite tra la fantasia e la bellezza mercificata, il sogno e un repertorio figlio dell’economia globalizzata, regnano bellissime e malinconiche, algide o elegantemente disinteressate”.

Silvia Viganò e le opere di Psykedelic Circus, dopo Lugano, saranno visitabili ad Hong Kong in occasione della prima edizione di Link Artfair, quindi dal 5 al 18 giugno 2013 presso la Galleria Statuto13. Inoltre l’artista sarà presente anche alla V edizione di AAM Arte Accessibile Milano dal 12 al 14 aprile presso il palazzo de Il Sole 24 Ore a Milano.

Ufficio Stampa Progetto Psykadelic Circus
Studio De Angelis, Milano    
tel.  02 324377  r.a.  info@deangelispress.it | www.deangelispress.it