Tag Archives: Alice Colombo

Italian Newbrow corre sul web

28 Gen

Ecco un elenco di tutti i siti web degli artisti di Italian Newbrow. Tutto quello che avreste voluto sapere e non sapevate dove trovare….

Cominciamo con la pagina FB di Italian Newbrow, con tutte le news e le nuove opere postate direttamente dagli artisti.

Italian Newbrow

https://www.facebook.com/ItalianNewbrow

Italian Newbrow

Ed ecco invece i siti dei principali artisti del movimento:

Vanni Cuoghi

http://www.vannicuoghi.com/it/

Cuoghi

Giuseppe Veneziano

http://www.giuseppeveneziano.it

Veneziano

Giuliano Sale

http://www.giulianosale.com

Sale Silvia Argiolas

http://www.silviaargiolas.com 

ArgiolasPaolo De Biasi

https://www.facebook.com/pages/paolo-de-biasi/158287757578428?fref=ts

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Michael Rotondi

http://michaelrotondi.blogspot.it

Rotondi Massimo Gurnari

http://massimogurnari.it 

GurnariDiego Dutto

http://www.diegodutto.it 

Dutto

Alice Colombo

http://www.alicecolombo.com

Colombo Eloisa Gobbo

http://www.eloisagobbo.it

GobboFulvia Mendini

https://www.facebook.com/fulvia.mendini

Mendini Elena Rapa

http://elenarapa.blogspot.it

Rapa

 Marco Demis

http://www.marcodemis.com 

DemisMassimiliano Pelletti

http://www.massimilianopelletti.com

Pelletti Tiziano Soro

http://tizianosoro.com/ita/home.html

Soro

Michela Muserra

http://mumiki.com

Muserra

Pierpaolo Febbo 

http://pierpaolofebbo.tumblr.com

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Infine, ecco un elenco di gallerie che trattano il lavoro di alcuni artisti di Italian Newbrow:

Area\b gallery, Milano

http://www.areab.org

Vanni Cuoghi

Paolo De Biasi

Silvia Argiolas

Giuliano Sale

Massimo Gurnari

Michael Rotondi

Pierpaolo Febbo

Eloisa Gobbo

Alice Colombo

Marco Demis

Tiziano Soro

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Antonio Colombo Artecontemporanea, Milano

http://www.colomboarte.com

Giuliano Sale

Silvia Argiolas

Elena Rapa

Vanni Cuoghi

Colombo

L.E.M., Sassari

Silvia Argiolas

Diego Cinquegrana

Giuliano Sale

 L.E.M.

Roberta Lietti Arte Contemporanea, Como

http://www.robertalietti.com

Vanni Cuoghi

Fulvia Mendini

Lietti

Artforkids, Como

Alice Colombo

Fulvia Mendini

Vanni Cuoghi

Artforkids

Contini Art Gallery, Venezia

http://www.continiarte.com

Giuseppe Veneziano

Contini

Neovittoriani

31 Ott
Giuliano Sale, Bad Breakfast

Giuliano Sale, Bad Breakfast

Qualche anno fa, colpito dal profluvio di romanzi, film e immagini che si rifacevano all’epoca della Regina Vittoria, curai una mostra dal titolo “Neovittoriani”, che riuniva le opere di alcuni artisti italiani che richiamavano quell’atmosfera insieme tetra e affascinante.. 

Un paio di settimane fa, una giornalista di D di Repubblica mi ha intervistato su questo argomento, nell’ambito di un servizio sulla moda vittoriana che pare stia imperversando in tutto il globo. 

Ecco l’articolo:

Vittoria Sempr-1Vittoria Sempre

Vittoria Sempre-1Vittoria Sempre-2

 

Ho pensato di riproporre qui una parte del testo che scrissi per quella mostra e che fu ripubblicato nel libro “Italian Newbrow” (Giancarlo Politi Editore), ora corredato da immagini di lavori di artisti come Vanni Cuoghi, Giuliano Sale, Marco Demis e Alice Colombo, che colgono lo spirito di questa retro-tendenza ….

Eccolo:

Victoriana

Di Ivan Quaroni

“I think Victorian fantasies are going to be the next big thing…”

(K.W. Jeter[1])

Vanni Cuoghi, Sei pensieri di primavera, 2011, acquerello su carta, cm 74x96

Vanni Cuoghi, Sei pensieri di primavera

L’era vittoriana, coincidente con il regno della regina Vittoria (1837-1901) e segnata in buona parte dalla rivoluzione industriale e dall’espansionismo coloniale dell’impero britannico, è stata un’epoca caratterizzata da una forte polarità. Da una parte, infatti, si affermavano i valori positivi del progresso, dell’opulenza borghese e della morale puritana, dall’altra si accentuavano le disparità sociali, la miseria urbana e la corruzione politica. In letteratura la polarità si esprimeva sotto forma di contrasto e coesistenza tra le istanze naturaliste e positiviste e quelle tardo-romantiche e decadenti, con romanzieri del calibro di Charles Dickens, Emily e Charlotte Brontē, Thomas Hardy, Lewis Carroll, Rudyard Kipling, Oscar Wilde, Robert Louis Stevenson, Edward Bulwer Lytton, Wilkie Collins, Arthur Conan Doyle, Edgar Allan Poe, H. G. Wells e Bram Stoker.

In un clima emotivo segnato dal conformismo e dalla filantropia, con una Regina che dalla morte dell’amato principe consorte Alberto di Sassonia veste gli abiti luttuosi fino alla fine dei suoi giorni, è singolare che la narrativa coeva si sbizzarrisca partorendo figure inquietanti come Varney il vampiro, Dracula, Dorian Gray, Dottor Jekyll e Mister Hyde e il meschino Ebenezer Scrooge[2].

demis_opera

Marco Demis, Senza titolo

Certo, il motivo del fascino che l’epoca vittoriana continua a esercitare nelle creazioni artistiche e letterarie odierne consiste in questa simultaneità di elementi antitetici, di passato e modernità, di razionalismo e orrore gotico, di luci e ombre, che dalla metà degli anni Ottanta hanno dato vita al genere Steampunk, nato da una costola del Cyberpunk. Si tratta di un tipo di letteratura che mescola ambientazione vittoriana ed elementi di science fiction, basandosi su ipotesi alternative di sviluppo tecnologico, come per esempio l’utilizzo dell’energia a vapore (Steam significa vapore) in luogo di quella elettrica.  Film d’animazione come Il Castello errante di Howl di Hayao Miyazaki e Steamboy di Katsuhiro Otomo, nonché serie manga come Last Exile di Range Murata e blockbuster movie come Van Helsing di Stephen Somers e La Lega degli straordinari Gentlemen di Stephen Norrington (tratto dal celebre fumetto di Alan Moore) rientrano in questo genere, come pure i romanzi La notte dei Morlock di K. W. Jeter, Le porte di Anubis di Tim Powers e Perdido Street Station di China Mieville.

Giuliano Sale, senza titolo

Giuliano Sale, senza titolo

Parallelamente allo Steampunk, si sviluppa un altro genere letterario, il cosiddetto Gaslight Romance, che utilizza celebri personaggi vittoriani per storie inedite come Anno Dracula di Kim Newman, che ipotizza una società vittoriana alternativa, dove il principe consorte è nientemeno che il diabolico protagonista del romanzo di Bram Stoker, oppure Oscar Wilde e i delitti a lume di candela di Brandreth Gyles, dove il celebre scrittore, aiutato addirittura da Arthur Conan Doyle, è impegnato a risolvere un misterioso omicidio. In generale, si assiste ad un momento di grande fortuna della letteratura d’ambientazione vittoriana, come dimostrano i successi planetari Il petalo cremisi e il bianco di Michel Faber, Jonathan Starne & il signor Borrelli di Susanna Clarke e Che fine ha fatto Mister Y di Scarlett Thomas[3].

Alice Colombo, Addomesticare

Alice Colombo, Addomesticare

L’influenza della cultura vittoriana sulla società contemporanea è dimostrata anche dalla recente rinascita del romanzo gotico, con scrittrici come le americane Libba Bray[4] e Coleen Gleason[5], le cui storie fantastiche si svolgono nella cornice della high society londinese dell’epoca, ma anche dalla fortuna di pellicole cinematografiche come Sweeny Todd e Il mistero di Sleepy Hollow di Tim Burton, Lemony Snicket, una serie di sfortunati eventi di Brad Silberling e La vera storia di Jack lo Squartatore di Albert e Allen Hughes (anch’esso tratto da un fumetto di Alan Moore, proditoriamente intitolato From Hell).

Nel decennio in corso l’influenza di suggestioni neovittoriane si è fatta sentire anche nell’ambito della moda e dell’abbigliamento. Sono tornati in voga corsetti, bustini, crinoline, mantelline, camice a sbuffo e stivaletti con lacci. Oltre a grandi griffe come Vuitton, Ferré e Prada, che in passato hanno proposto capi d’abbigliamento ispirati all’epoca di Wilde e Dickens, lo stile neovittoriano si è diffuso nell’ambito di subculture urbane come quella dei Goth o delle Lolite giapponesi. Come scrive Nancy Kilpatrick “Il carattere vittoriano è lo standard al quale aspirano molti goth. Lunghi vestiti in velluto e satin, adornati con merletti e ricami all’uncinetto. Sono vestiti che arrivano fino ai piedi, con orli e ampie maniche che toccano il pavimento…”[6]. L’origine del Lolita Fashion è, invece, ispirato all’abbigliamento infantile di epoca Vittoriana, ma con l’aggiunta di particolari desunti dall’underground gotico. In ogni caso, il fenomeno delle Lolita presenta un’infinità di variazioni tematiche, che vanno dal look vampiresco a quello tradizionale giapponese, da quello scolastico-marinaresco a quello più riccamente rococò.

Vanni Cuoghi, Anima(l)mente

Vanni Cuoghi, Anima(l)mente

Considerando l’estensione delle suggestioni vittoriane nella cultura contemporanea, si sarebbe tentati di parlare dell’esistenza di un vero e proprio movimento estetico, che influenza non solo la moda, la letteratura, le arti, ma anche il comportamento e il gusto.  Di fatto anche in pittura è lecito decrittare i segni di una tale influenza. Nella subcultura della Lowbrow Art (ma possiamo ancora chiamarla subcultura?), molti artisti tentano di ricreare atmosfere di stampo vittoriano. Ne sono un chiaro esempio i dipinti di Mark Ryden, Marion Peck, Travis Louie, Alex Gross, Ana Bagayan, Amy Sol, Audrey Kawasaky e nelle sculture gotiche di Elizabeth McGrath, solo per citarne alcuni, i quali trasfigurano, ciascuno a proprio modo, il linguaggio dell’illustrazione per l’infanzia, sviluppatosi proprio sotto il regno della Regina Vittoria, dando vita ad una sorta di nuovo e inquietante surrealismo, che mescola bellezza e mostruosità, fantasia e orrore. Anche nell’ambito della figurazione New Folk si trovano suggestioni vittoriane o più generalmente ottocentesche. Basti guardare i disegni visionari di Amy Cutler, i bizzarri acquarelli di Marcel Dzama o le romantiche carte di Kerstin Kartscher[7].

Giuliano Sale, Senza titolo

Giuliano Sale, Senza titolo

Nella giovane pittura contemporanea italiana, allusioni ad atmosfere e ambientazioni vagamente vittoriane sono disseminate un po’ ovunque, in alcuni dipinti di  Vanni Cuoghi, Giuliano Sale, Alice Colombo e Marco Demis, che qui vengono presentate come sintomatiche di tre diversi aspetti di questo “vittorianesimo di ritorno”.

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Vanni Cuoghi, La disinfestazione dai buoni propositi

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Alice Colombo

Giuliano Sale, Senza titolo

Giuliano Sale, Senza titolo

Marco Demis, Con-cludere

Marco Demis, Con-cludere


[1] L’affermazione dello scrittore K. W. Jeter è contenuta in una lettera al numero di aprile 1987 della rivista di fantascienza Locus.

[2] Si tratta del protagonista del celebre racconto Il Canto di Natale di Charles Dickens.

[3] Pubblicati rispettivamente da Einaudi, Longanesi e Newton Compton.

[4] In Italia sono usciti i romanzi Una grande e terribile bellezza e Angeli ribelli (Elliot Editore)

[5] Sono stati pubblicati per l’editore Newton Compton i romanzi Cacciatori di vampiri e La condanna del vampiro.

[6] Nancy Kilpatrick, La Bibbia Gotica, pag.59, Arcana Edizioni, Isola del Liri (FR), 2008.

[7] Sono tutti artisti documentati nell’ottima raccolta della Phaidon Press Vitamin D, pubblicata a Londra nel 2005.

Colla. E la pittura diventa ibrida

5 Set

La storia inizia nell’estate del 1912, con Braque e Picasso che inventano i papiers collés e introducono nelle loro opere ritagli di giornale, spartiti, carte da gioco, tappezzerie, carte da imballo, insomma frammenti di realtà che hanno lo scopo di animare le loro scomposizioni cubiste. Anche i Futuristi italiani usano la tecnica del collage, estremizzando gli effetti materici con l’impiego della carta stampata e l’inserimento di effetti tipografici. Nella memoria iconografica occidentale il collage è strettamente legato alle avanguardie storiche ed è connesso tanto alla natura irriverente del divertissement, quanto all’esigenza di nuove sperimentazioni formali.

Olindo se ne và.collage su carta.33x24 cm.2010

Michael Rotondi

La satira politica fu un ulteriore tassello aggiunto da dadaisti come John Heartfield e George Grosz, che negli anni Venti utilizzano il collage per contrastare la propaganda hitleriana e nazista. I Surrealisti, invece, accentuano l’aspetto onirico e fantastico delle loro combinazioni iconografiche, come nel caso più eclatante dei romanzi-collage di Max Ernst, intitolati Rêve d’une petite fille qui voulut entrer au Carmel e Femme 100 têtes.

Arcangelo

Arcangelo

Una componente marcatamente geometrica hanno i collage costruttivisti russi, che introducono elementi di carattere architettonico, mentre nella Pop Art inglese, specialmente in elementi dell’Indipendent Group come Eduardo Paolozzi e Richard Hamilton, prevalgono immagini di carattere pubblicitario prelevate dalle riviste. Il collage diventa tridimensionale prima con i Merzbau di Kurt Schwitters, poi con i Combine Paintings di Robert Rauschemberg, le opere di Jim Dine influenzate dal costruttivista russo Iwan Puni e gli assemblage di Tom Wesselman. Il collage si trasforma addirittura in décollage nelle opere di Hains, Rotella e Villeglé, che procedono sottraendo, anziché aggiungendo, frammenti di carta.

Nicola Di Caprio, Tonalità Hardcore, collage e tecnica mista su carta, 30x40 cm., 2010

Nicola Di Caprio

Il collage rappresenta quindi un momento importante e fondante dell’estetica contemporanea, che giunge a influenzare non solo l’arte, ma anche l’advertising e il design. Basti pensare al fatto che una delle più celebri copertine di dischi di tutti i tempi, Sgt. Pepper dei Beatles, è un collage realizzato dal pop artista inglese Peter Blake, oppure all’invenzione della grafica punk, con designer come Jemie Reid, autore della copertina di Never Mind The Bollocks dei Sex Pistols, il quale dichiarava di ispirarsi ai Merzbau di Kurt Schwitters.

Il motivo per cui alcuni artisti contemporanei sono tornati a usare questa tecnica consiste nel fatto che oggi, come durante tutto il corso del Novecento, essa consente d’inserire elementi extrapittorici in un contesto prevalentemente dominato dal disegno e dalla pittura. L’inserto di frammenti prelevati dal quotidiano, in particolare caratteri di stampa, fotografie, carte prestampate, pezzi di stoffa e quant’altro, permette la diversificazione degli effetti materici dell’opera e rende il fotomontaggio un espediente squisitamente pittorico. Col collage si verifica, infatti, una fagocitazione della fotografia da parte della pittura (e del disegno) che suona, al contempo, come sorta di dichiarazione di preminenza da parte di quest’ultima. Nel collage prevale la logica della composizione grafica e pittorica a scapito della rappresentazione foto realistica. I frammenti di realtà presenti nel collage sono inscritti in un quadro compositivo dominato dalla scrittura allusiva e metaforica. Qui il frammento prelevato dalla realtà assume, piuttosto, un valore metonimico. Il frammento diventa rappresentativo sintetico di una totalità più vasta. Oppure, paradossalmente, perde la sua identità originaria per assumere una nuova semantica, sia essa di ordine iconografico, cromatico o spaziale.

In ogni caso, il collage sostituisce la stratificazione pittorica con quella iconografica e la composizione ex-nihilo con l’evocazione del déjà vu. L’interpretazione di Jiří Kolář, invece, è esistenziale quando afferma, sul filo dell’allegoria, che “la vita pone su di noi sempre nuovi strati di una carta invisibile. Uno strato ci fa dimenticare l’altro. E quando riusciamo a staccare o addirittura a strappar via qualche strato, siamo sorpresi di quante cose stanno dentro di noi. Quante cose che il tempo non ha eliminato ci portiamo dentro!”.

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Vanni Cuoghi

La colla, ingrediente essenziale del collage, può essere considerata un simbolo. Il concetto stesso di simbolo preconizza le proprietà adesive della colla. Il termine “simbolo” deriva dal greco syn-ballein, che significa, appunto, “unire insieme” due parti distinte. Il collage non è altro che l’unione di parti distinte, una stratificazione e sovrapposizione di frammenti che vanno a comporre una nuova unità di senso. Esattamente come il simbolo, che unendo due termini produce un significato ulteriore.

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Alice Colombo

Dove risulta più evidente il lavoro di stratificazione è nei collage di Arcangelo, che accumula e sovrappone carte e segni all’insegna di un armamentario iconografico che reca in sé una moltitudine di riferimenti e allusioni. Frammenti di carte auree e argentee s’intersecano con figure falliche e totemiche, che precipitano lo sguardo dell’osservatore in una dimensione archetipica e ancestrale. La pasta pittorica ricalca la fragranza organica delle paste vegetali nelle raffigurazioni rupestri, evocando una dimensione primigenia che l’artista ascrive alla cultura e al territorio sannita, dove nel corso della storia si sono succedute molteplici civiltà, da quella italica autoctona a quella romana, dalla bizantina alla longobarda. Anche in questi collage, così come nelle carte, nelle tele e nelle sculture, Arcangelo riesce col suo racconto pittorico a collegare le proprie visioni individuali con il patrimonio iconografico collettivo della propria terra d’origine. Il Sannio diventa così un luogo mentale e metamorfico in cui si addensano suggestioni storiche, pulsioni psichiche e urgenze contemporanee.

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Arcangelo

Stratificazioni di ordine diverso sono quelle evocate dai collage di Bartolomeo Migliore, che non possono prescindere dal contesto della cultura metropolitana entro cui si sviluppano. L’artista prende le mosse dall’eredità estetica del punk elaborando un linguaggio in cui convergono molteplici influenze visive.  Migliore usa lettering e loghi, coniugando le loro potenzialità espressive alla spontaneità delle scritte e dei graffiti che ritroviamo sui muri delle grandi città. L’artista si concentra sulla capacità d’impatto delle parole, sull’eloquenza grafica delle lettere per esprimere il proprio paesaggio interiore, dove la musica ha un ruolo rilevante. Le frasi e i simboli disegnati su carte di recupero dall’artista torinese sono, infatti, frammenti di titoli o versi di canzoni, attraverso cui è possibile ricostruire una mappa della sua mitografia rock.

Bartolomeo Migliore, Strike, tecnica mista su carta, A4, 2009

Bartolomeo Migliore

Nicola Di Caprio indaga l’universo della musica rock e pop in tutta la sua estensione, ponendo attenzione soprattutto alla grafica e alla comunicazione ad essi legati. In particolare, Di Caprio indaga i meccanismi identificativi dell’individuo rispetto alla mitografia pop, usando il frasario e l’iconografia musicale come un codice di riconoscimento sociale. Nei suoi collage il repêchage coinvolge anche la storia dell’arte. Con uno stile prossimo ai collage di Dadaisti e Costruttivisti, l’artista costruisce una serie di immagini in cui le suggestioni musicali si traducono in seducenti manifesti avanguardistici. In questi lavori compaiono titoli di canzoni, definizioni di generi musicali, immagini emblematiche del punk rock inglese, nomi di oscure band del sottobosco underground, il tutto mescolato con un appeal grafico che sta a metà tra la furia situazionista di un Jamie Reid e le pulite e rigorose geometrie del Bauhaus. La principale qualità di Di Caprio consiste nel saper creare sinergie e cortocircuiti tra le visioni dell’arte contemporanea e le suggestioni della cultura pop.

Nicola Di Caprio, Head frantic, collage e tecnica mista su carta, 30x40 cm., 2010

Nicola Di Caprio

Anche Michael Rotondi include l’immaginario iconografico del pop e del rock and roll nelle sue opere, ma ancorandolo saldamente alle sue memorie personali, attraverso una ricostruzione “storica” – se mi si passa il termine – che è insieme biografica e collettiva. Le sue opere, caotiche ed energetiche, sono bizzarri assemblaggi iconografici, come merzbau bidimensionali in cui schegge massmediatiche si confondono con reperti, annotazioni e disegni del suo vissuto personale. La ricerca dell’artista livornese procede per accumuli e stratificazioni, espandendosi in tutte le direzioni e con ogni mezzo possibile. Il collage è dunque solo una delle tecniche utilizzate dall’artista, che in questo caso lascia libero sfogo allo stile grafico limitando al minimo l’apporto segnico. A prevalere in questi lavori sono, infatti, le suggestioni optical, come nel caso di Just relax, al cui centro campeggia un vortice spiraliforme, e i pattern geometrici, come in The Indie-pendent love, con lo sfondo caratterizzato da strisce orizzontali.

Just relax. collage su carta.33x24 cm.2010

Michael Rotondi

Nei collage di Enzo Forese, dominati da atmosfere silenti e malinconiche, la donna è un motivo ricorrente, una presenza chiave attorno alla quale si dispone la muta poesia dei suoi paesaggi edenici, evocazioni nostalgiche di una classicità perduta. Insieme alla bellezza muliebre, metafora per eccellenza dell’effimero e insieme invito a cogliere le gioie del presente, Forese ricorre spesso al ready made d’immagini prefabbricate, desunte dalle riviste o dai libri di storia dell’arte. La citazione dei topoi artistici è, infatti, un’altra componente della sua indagine, che percorre la storia alla ricerca di frammenti in grado di riflettere e amplificare i suoi stati d’animo, oscillanti tra una rapita contemplazione della bellezza e l’amara consapevolezza dell’inevitabile trascorrere di tutte le cose. Come i versi degli antichi lirici greci, le visioni di Enzo Forese ci restituiscono, insieme all’incanto della vita, lo struggente sentimento del tempo.

Enzo Forese, Senza titolo 3, matita e collage, 15,5x21 cm., 2009

Enzo Forese

I collage di Paolo De Biasi sono eleganti rebus dal sapore un po’ retrò, simili a tavole di un vecchio libro di bislacche storie di spionaggio. Costruiti seguendo una logica combinatoria incurante della prospettiva e delle proporzioni, gli assemblaggi iconografici di De Biasi sfruttano largamente l’espediente della deformazione e dell’ipertrofia anatomica per raggiungere effetti stranianti e surreali. Come nel gioco del cadavre exquis inventato dai Surrealisti, le narrazioni dell’artista procedono sul filo di associazioni incongrue e collegamenti illogici, assumendo l’aspetto d’incompiuti rompicapi. Spy Story è, infatti, il titolo di queste misteriose composizioni, dove il mistero è accresciuto da una serie di parole mancanti che, come le Cancellature di Emilio Isgrò, amplificano il senso inesorabile di un’assenza, di una sottrazione che è, essa stessa, enigma.

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Paolo De Biasi

Un linguaggio che procede per sottrazioni, per riduzioni di segno e di colore è pure quello di Pierpaolo Febbo, che usa un disegno dai tratti infantili per raccontare storie minime, che attraverso laconiche apparizioni lasciano libero campo a molteplici interpretazioni. Semplici e insieme affascinanti, i lavori di Febbo sono spesso caratterizzati dalla presenza di animali, inseriti in un paesaggio scarno, la cui geografia è abbozzata attraverso sottili tratti di matita e strane forme di colore. In questi collage, le figure di un camoscio, un cervo e una lepre, forse ritagliate dalle pagine di un sussidiario scolastico, diventano protagoniste di tre scene di abbeveraggio dal sapore squisitamente folk, dove emerge la delicata vena lirica dell’artista.

I collage di Vanni Cuoghi sono un’estensione dei suoi acquarelli e dei suoi dipinti, in cui ritroviamo il suo stile compositivo, caratterizzato dall’assenza di sfondi e dalla predilezione verso il racconto. L’artista usa, infatti, i frammenti fotografici ritagliati da riviste per accentuare l’aspetto coloristico e ornamentale delle sue opere. Anche in queste opere, le sue narrazioni, spesso ambientate in un’imprecisata epoca romantica prossima all’età vittoriana, illustrano vicende enigmatiche. A prevalere sono le tinte fosche, come dimostra il collage in cui due donne sembrano contendersi una zolla di terra contenente un cranio putrescente, ma qualche volta l’artista si concede sprazzi di pura poesia, come nel caso della dama che trasforma il sentiero in una scia di fiori variopinti.

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Vanni Cuoghi

Enigmatici, sebbene improntati ad una luminosa chiarità, sono i lavori di Alice Colombo, realizzati abbinando il disegno con il collage e, in particolare, con la sovrapposizione di carte gigliate che formano una griglia ricorrente negli sfondi delle sue rappresentazioni. Quelli illustrati dall’artista milanese sono racconti immaginifici, surreali annotazioni che somigliano a lacerti di fiaba. Le giovani protagoniste delle sue opere, sorta di muti alter ego dell’artista, sembrano impegnate net tentativo di trovare un equilibrio precario, all’interno di una dimensione di rarefatta sospensione temporale. Nell’aereo universo di Alice Colombo, costellato di foreste pensili, specchi d’acqua cristallini e foglie gigantesche su cui sorgono castelli incantati, ogni cosa è collegata attraverso scale e fili, elementi che rivelano la necessità da parte dell’artista di cercare un ordine nell’apparente caos delle sue visioni.

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Alice Colombo

L’ARTE CHE AIUTA I BAMBINI – AAM Arte Accessibile Milano

20 Mar
Cari amici collezionisti, siete tutti invitati all’Asta benefica a favore di Abn Onlus e FATA Onlus (realtà attive in Lombardia) a cura di Ivan Quaroni con la partecipazione di 26 artisti contemporanei. Banditore d’asta Roberto Milani.
Quando? Sabato 13 aprile 2013 dalle 14.00 alle 16.00 Palazzo de Il Sole 24 ore | Sala 5 Via Monte Rosa 91, Milano.
Ingresso libero
Valerio Melchiotti,The meat grinder-olio su tela-50x60-2012
L’asta benefica “L’arte che aiuta i bambini” – realizzata grazie alla solidarietà di ventisei affermati artisti contemporanei: Pastorello, Paolo De Biasi, Thomas Berra, Stefano Fioresi, Vanni Cuoghi, Michael Rotondi, Silvia Argiolas, Giuliano Sale, Alice Colombo, Ilaria Del Monte, Irene Balia, Valerio Melchiotti, Isabella Nazzarri, Viviana Valla, Pierpaolo Febbo, Norma Picciotto, Carlo Alberto Rastelli, Silvia Mei, Massimo Della Pola, Debora Garritani, Anna Caruso, Milena Sgambato, Dario Molinaro, Roberto Fanari, Illulian Design Studio, Carlo Cane. I fondi raccolti durante l’evento saranno interamente devoluti a favore di due Onlus milanesi: Abn (Associazione per il Bambino Nefropatico) www.abn.it per contribuire al progetto triennale di nefrourologia pediatrica; e Fata (Famiglie Temporanea Accoglienza)www.fataonlus.com per contribuire alla casa di Fata, un edificio che ospita bambini allontanati dalla famiglia di origine per gravi situazioni di disagio familiare.
OLYMPUS DIGITAL CAMERAGiuliano Sale_Il piacere_2012 50x60 olio su telaSoglia,collage e tec.mista su tela, 60x80cm,2010Silvia Argiolas_il mio amico cattivo sostiene da anni un cuore che ride nello stomaco -olio e smalto su tela  60x602012 (2)personal armageddon70x50acrilicocollagetela2011OLYMPUS DIGITAL CAMERAPierpaolo Febbo, Paesaggio, 2012, acrilico e collage su tela, 120x60 cmIlaria Del Monte, Primo volo, olio su tela, 40x50cm,2011Irene Balia, Maya-acrilico e grafite su tela-cm50x70-2012Subculture - mix media on paper, 39,5 x 29,5 - 2013Dario Molinaro_Happy and thoughtless of thy day of doom! - cm 60x42, tecnica mista su carta_ anno 2012_courtesy l'artista e Romberg Arte ContemporaneaAnna Caruso - Madre natura - 50x50cm, 2013 -astaDissolvimento-30x20-olio su tela applicata su tavola 2011Carlo ALberto Rastelli, But all young lovers they look the__ same (2012), olio, acrilico, foglia oro e inserto in carta su tela, 60x100 cm-1Roberto Fanari Bagnante ceramica sintetica cm29x9x8 2013Massimo Dalla Pola, Milano,07.2004,digital print on watercolor paper,30x40cm,ed.3(P1010754)Debora Garritani_30x30Isabella Nazzarri, Io che divento una pianta in vaso_olio_su tela_70x100_2013Milena Sgambato_60x60cmPastorelloSenza titolo, tecnica mista su tela, 100x100cm, 2012Viviana Valla, highway's fish-1Fcuk, Iulian, Design CollectionYves Klein Gold - 120x100Valerio Melchiotti,The meat grinder-olio su tela-50x60-2012L'ENIGMA 11

Assalto al Museo: dal Surreal Pop all’Italian Newbrow

4 Nov

Su RUMORE n. 250 di novembre, una approfondita ricognizione di Vittore Baroni nei meandri dell’Italian Newbrow e del pop surrealismo nostrano, a cavallo tra arte e musica….

All’interno, una guida alla lettura, alla visione e all’ascolto Lowbrow…

ecco l’articolo:

Rumore n. 250_Italian Newbrow

Prossimamente

24 Ott

Ciao, mentre sopporto la colonna sonora impostami da Vanni Cuoghi (non si va oltre il 1983), “posto” un piccolo calendario di appuntamenti imminenti. Tre mostre che più diverse non si può, ma di alta qualità a Monza, Torino e Milano…

Chi venisse a Monza a vedere Arcangelo, può cogliere l’occasione di visitare la Reggia e il Serrone della Villa Reale, sedi della Biennale Italia Cina..

ALICE COLOMBO e MARCO DEMIS – APOLLINEA

Inaugurazione: 6 novembre 2012 h 18.30
Periodo mostra: 7 novembre – 22 dicembre 2012

Apollinea, che dà il titolo alla mostra, è il termine che meglio individua le somiglianze tra Alice Colombo e Marco Demis, accomunati da una sensibilità che sfocia nella realizzazione di percorsi ordinati e logici, atti a negare – o quantomeno attenuare – il caos che è proprio della dinamicità della vita.

AREA\B
via Cesare Balbo 3, MILANO 
tel. + 39 02 5831 6316; http://www.areab.org info@areab.org

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ARCANGELO – DA TERRA MIA

Inaugurazione: 17 novembre 2012 h 18.30
Periodo mostra: 24 novembre – 24 dicembre 2012

L’esposizione raccoglie una selezione di circa sessanta opere su carta, dal primo ciclo di opere Terra mia del 1983 fino ad arrivare a quello, dell’estate del 2012, intitolato Ex-Voto, attraversando così quasi trent’anni di lavoro.

MARCOROSSI artecontemporanea
via Vittorio Emanuele 44, MONZA  
tel. 039 360055; monza@marcorossiartecontemporanea.com

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ALDO DAMIOLI – GENERI E RIGENERI

Inaugurazione: 22 novembre 2012 h 18.30
Periodo mostra: 22 novembre – 23 dicembre 2012

Una mostra in cui, accanto alle sue vedute cittadine, compaiono figure inedite, come i possibili abitanti delle città, che solitamente Damioli ritrae sdraiati a Central Park, a passeggio per le strade oppure come visitatori di Musei.

Eventi nove artecontemporanea
via Della Rocca 36, Torino  
tel. +39 011 8390013; galleriatorino@eventinove.it

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