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Aldo Damioli. Generi e rigeneri

24 Giu

I generi stanno alla pittura figurativa come le declinazioni alla lingua latina. Sono forme attraverso cui si “coniuga”, appunto, la rappresentazione d’immagini intellegibili e sono, allo stesso tempo, i capisaldi della storia dell’arte. Aldo Damioli vi si è dedicato fin dagli esordi, nella convinzione che alla pittura figurativa spetti l’arduo compito di rigenerare (e attualizzare) procedure che affondano le radici in un tempo lontano. “Generi e rigeneri” è, dunque, un titolo esemplificativo della speciale attitudine dell’artista, che interpreta la conoscenza tecnica e la riflessione sul linguaggio come parti fondanti di un processo in divenire.

Damioli è, senz’ombra di dubbio, un pittore apollineo, capace di imbrigliare il daimon dell’espressività entro confini certi e di dominare il colore, la composizione e la prospettiva con scientifica acribia. Il Dalai Lama una volta ha detto: “dobbiamo imparare le regole in modo da infrangerle nel modo giusto”. Ed è questo l’atteggiamento che segna la ricerca di Damioli, un pittore essenzialmente formalista, incline a considerare l’arte come un campo sovraccarico di segni e soprattutto di regole che non possono essere trasgredite alla leggera, nemmeno in nome di una fin troppo semplice, e perfino un po’ sospetta, libertà d’espressione. Per Damioli i generi rappresentano i domini dell’ortodossia, le giurisdizioni della figurazione, dentro cui si dipana il delicato compito dell’innovatore.

A Parigi 2011

Nei suoi primi lavori, ha scelto un soggetto anticonvenzionale come la pizza e l’ha trasformato in un vocabolo che ha poi ossessivamente reiterato fino renderlo un originale spunto per la rappresentazione di paesaggi e vedute di un’irriverente Arcadia surreale. In quelle opere giovanili era già visibile, in nuce, il ricorso dell’artista a soggetti pretestuosi, per dispiegare una pratica pittorica squisitamente linguistica e concettuale. Un’idea che, più tardi, si sarebbe precisata con i dipinti dedicati alle Venezia – New York e ai paesaggi urbani di Parigi, Shanghai, Berlino, Mosca, Londra e molte altre città. In queste opere, l’architettura urbana diventa leitmotiv e pretesto per affermare uno stile chiaro e limpido, improntato alla massima esattezza ottica.

A Parigi 2010

Damioli rappresenta scorci cittadini e frammenti di skyline in cui ambienta banali spaccati di vita quotidiana, Sono visioni placide e immote, rischiarate da una vivida luce, paesaggi sublimati, epurati dalle imperfezioni atmosferiche e luministiche della pittura realista, costruiti, piuttosto, applicando rigorosi precetti geometrici e cromatici. Più che ai maestri del Vedutismo settecentesco, ancora intrisi dal tonalismo della tradizione veneta, il pensiero corre alle Città ideali del Rinascimento urbinate, a quegli anonimi dipinti su tavola – oggi conservati alla Galleria Nazionale delle Marche, al Baltimora Walters Art Museum e alla Gemäldegalerie di Berlino – dove l’elemento unificante è appunto una luce chiara, cristallina, che crea un’atmosfera di composta e rarefatta perfezione.

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Tutta la pittura di Damioli è improntata alla luminosità e alla chiarezza, ma anche alla scorrevolezza e fluidità di racconto e all’interesse verso temi popolari, qualità che da appassionato musicofilo, egli ritrova nel manifesto dei Sei di Parigi, un gruppo di musicisti, capitanato dallo scrittore Jean Cocteau, che negli anni Venti si opponeva all’impressionismo di Debussy e al wagnerismo tedesco, proponendo un deciso ritorno alla semplicità e all’elementarità della musica popolare e da varietà. È un’attitudine che ritroviamo nella predilezione dell’artista verso immagini chiare e comprensibili, tanto dilettevoli quanto prive di sovrabbondanza stilistica e concettuale.

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Il ritratto, genere al quale si possono ascrivere le sue più recenti opere, è, dopo la natura morta e il paesaggio, la naturale conseguenza di un percorso che l’artista definisce “aulico”. Dal punto di vista linguistico, Damioli lavora sulla forma chiusa dei generi perché è consapevole che le uniche innovazioni possibili in pittura sono quelle che riguardano l’iconografia e la trasformazione dei cliché in nuovi enunciati estetici. Nei ritratti, così come nelle vedute urbane, l’artista si concentra sulla struttura compositiva dell’opera. Anche in questo caso, parte dal fondo, segnando lo spazio dei suoi interiors con vibranti campiture monocrome: Poi procede verso il primo piano, scandendo forme e superfici per progressive “illuminazioni”.

A Parigi.jpg

Contraddistinti da una vivida gamma di colori e da una suadente tessitura di pattern visivi, gli ultimi dipinti di Damioli ritraggono gli svaghi di una borghesia colta e cosmopolita. Visite ad acquari e pinacoteche, passaggi in centri commerciali, soste ai semafori e pause in gelateria scandiscono questa rassegna, tutta al femminile, di passatempi metropolitani. Sono quasi tutte donne, infatti, le protagoniste di questi ritratti. Donne assorte in attività che richiedono una certa dose di attenzione, come la lettura di un libro o di un biglietto d’auguri e la contemplazione di un’opera d’arte oppure donne immerse nei propri pensieri, sprofondate in un impenetrabile stream of consciousness. Il loro sguardo è sempre altrove, fuori dalla nostra traiettoria. E, così, noi rimaniamo sempre e solo spettatori esterni, osservatori distaccati di uno spettacolo, quello della pittura, di cui l’artista si dimostra abile regista. Damioli non scivola mai nell’eccesso d’espressione, evita di connotare eccessivamente i soggetti, insomma di distrarre l’attenzione dalla pittura stessa. Così, perfino quando si concede il piacere “colpevole” di un autoritratto, egli rimane fedele alla celebre massima di Flaubert, secondo cui “l’autore deve essere nella sua opera d’arte come Dio nell’universo, onnipresente e invisibile”.

Venezia New York 2004

DA TERRA MIA | ARCANGELO

14 Nov

Ciao, sabato 17 novembre, alla Galleria Eventinove di Borgomanero, in collaborazione con la galleria Marcorossi, sono in mostra i lavori su carta di Arcangelo, una rassegna che percorre la storia di questo straordinario artista dagli anni Ottanta ad oggi.

E’ un occasione unica per conoscere una delle eccellenze della pittura italiana degli ultimi decenni.

Vi aspetto….

Immagine

L’esposizione raccoglie una selezione di circa sessanta opere su carta, dal primo ciclo di opere Terra mia del 1983 fino ad arrivare a quello, dell’estate del 2012, intitolato Ex-Voto, attraversando così quasi trent’anni di lavoro.
Il lavoro di Arcangelo, infatti, procede da sempre in cicli pittorici che prendono spunto dalla sua vita: la sua terra, il Sannio, come per i cicli Terra mia, i Misteri, i Sanniti, Ex Voto, e dai suoi viaggi compiuti o sognati come Tappeti persiani, Verso Oriente, Dogon, Segou e Beirut. Cariche di segni, simboli e grafemi, con cromie accese o terrose e neri profondi come le notti, piene “di tracce gestuali, di accenni figurativi, di colature di colore, di scritte e di macchie”, come le descrive Ivan Quaroni che da anni segue il lavoro dell’artista, le carte di Arcangelo sono sempre singolari, riconoscibili, evocative e piene di fascino.

Esprimono la forte personalità dell’artista, l’impulso irrefrenabile della sua passione, la sua sete di conoscenza; ci raccontano il suo senso di appartenenza, che è “la chiave indiscussa del suo lavoro”, per la terra che non è necessariamente il Sud, e per il genere umano. Le carte di Arcangelo sono una parte fondamentale della produzione artistica dell’artista, e talvolta si
assemblano in installazioni di grandi dimensioni, quasi fossero l’espansione delle pagine di un diario personale.

Catalogo disponibile in galleria – testo a cura di Ivan Quaroni

Arcangelo nasce ad Avellino nel 1956, frequenta il Liceo Artistico a Benevento per poi diplomarsi all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1980. Nel 1981 si trasferisce a Milano, dove vive e lavora tuttora, alternando alla vita milanese viaggi frequenti e lunghi soggiorni nella campagna campana. Apprezzato in Italia e all’estero, l’artista ha lavorato con importanti Gallerie e Spazi pubblici in Svizzera, Inghilterra, Francia, ma anche in Libano, in Finlandia e in Giappone, così come in Italia. Negli anni sono stati pubblicati numerosi cataloghi monografici e libri d’artista che hanno accompagnato le sue esposizioni, le sue opere sono presenti in molte collezioni pubbliche e private.

GALLERIA EVENTINOVE ARTECONTEMPORANEA

Corso Giuseppe Garibaldi 29, Borgomanero

Tel. +39 0322846480