di Ivan Quaroni
Gradient of Awarness, 2025, Acrilico su tela, 110×160 cm
Entrata
La ricerca di Giovanni Motta ruota attorno all’evidenza di immagini che possiedono una forte consistenza comunicativa. Questa densità si organizza attorno alla figura di JonnyBoy, personaggio che agisce come una sorta di matrice simbolica dell’intero universo dell’artista. Attraverso il suo volto infantile, dall’espressione eternamente stupefatta, Motta ci conduce in un viaggio nei recessi della psiche, là dove giace il bambino interiore di ognuno, una memoria emotiva e, insieme, un impulso vitale che deve essere riscoperto e riattivato. JonnyBoy è, di fatto, qualcosa di più di un semplice character ricorrente nella lunga trama narrativa ordita dall’artista. È una figura che corrisponde a una forza coscienziale sulla quale Motta proietta impulsi, immagini, tracce del proprio vissuto, tradotte in un linguaggio visivo ultra-retinico e cangiante, che assume, di volta in volta, la forma mediatica più appropriata: analogica, digitale o performativa.
Intorno a questa figura, simbolo e archetipo di una condizione interiore, l’artista ha costruito un universo immaginifico, o meglio un mondo aumentato, dove la pittura – inizialmente intesa come pratica virtuosa, maniacalmente impeccabile – si è poi espansa in un coacervo di pratiche multimediali che spaziano dall’arte digitale alla grafica, dal fumetto alla modellazione 3D, fino alla produzione di oggetti e opere seriali. Alla radice di questa amplificazione linguistica c’è sempre stata una strenua volontà di racconto, una necessità di articolare le vicende a cui le immagini pittoriche alludono in una trama più distesa nello spazio e nel tempo. La tensione narrativa è diventata, così, l’elemento propulsivo di un atteggiamento che ha portato l’artista a sperimentare nuovi modi espressivi in bilico tra happening e performance, tra messa in scena e puro entertainment. Modi che adottano le grammatiche dell’advertising, dell’architettura sonora, del sound design o che si servono degli strumenti offerti dai motori d’Intelligenza Artificiale per costruire ambientazioni concettuali e immersive che amplificano esponenzialmente l’immaginario visivo dell’artista.
Essence Beat, 2025, acrilico su tela, 110×150 cm
Lo sguardo, la postura, la meravigliata fissità di JonnyBoy sono elementi codificati della pittura di Motta, questa volta adattati alla costruzione di un nuovo nucleo tematico che, in qualche modo, ricalca l’iter operativo di Lost Paradise. Lost Paradise ruotava attorno a un’impalcatura narrativa che richiamava visioni di un futuro distopico, dove tra i sopravvissuti alla fine del mondo, solo pochi individui – quindici manifestazioni di JonnyBoy, e dunque quindici differenti aspetti del concetto di giovinezza interiore, – è affidato il compito di garantire un futuro all’umanità.
Hydron³, il nuovo progetto multimediale di Motta, riparte da qui, ossia dall’idea che non ci si possa aspettare alcun miglioramento spontaneo e che ogni evoluzione umana dipenda, piuttosto, dalla capacità delle persone di risvegliare il proprio bambino interiore e di attingere, così, a un superiore grado di coscienza. Come Lost Paradise, Hydron³ è concepito come un dramma in due atti: il primo ha la forma di un evento spettacolare, una messa in scena che mescola azione, ambientazione e socialità, in cui la pittura gioca il ruolo di comprimaria in filigrana, facendo quasi da sfondo all’avvenimento pubblico e mediatico; il secondo è, invece, tutto dedicato alla fruizione lenta della pittura, che offre un’immagine antitetica rispetto allo show della serata inaugurale, dove lo spettatore può trovare più agevolmente la propria chiave interpretativa.
The Memory of Colors, 2025, acrilico su tela 70×100 cm
Parte prima
Ma veniamo al plot, al contesto narrativo che l’artista, nel ruolo di sceneggiatore, ha ideato e scritto. L’antefatto è la scoperta, da parte di un esploratore, di un monolite ghiacciato in una remota foresta. Forando la superficie del blocco congelato, l’esploratore scopre una sostanza fluida e densa, all’apparenza simile all’acqua, ma di colore lievemente ceruleo. Questa essenza ha qualità mirabolanti. Se ingerita, fornisce un’iniezione supplementare di energia, conferisce un senso di generale ringiovanimento di cellule e tessuti, produce una sensazione di raggiunta unità interiore, come se il passato, il presente e il futuro dell’individuo si schiudessero in un’unica, cristallina percezione di piena consapevolezza.
La misteriosa sostanza viene chiamata Hydron³, con il numero diabolicamente collocato nella posizione apicale delle potenze matematiche, a indicare la triplice virtù di questa acqua di lunga vita, i cui effetti, però, sono drammaticamente temporanei. Hydron³ è il dono di una Natura benigna. Non una soluzione definitiva, ma un composto semiotico, una specie di indicatore del cammino evolutivo dell’uomo, un po’ come certe sostanze psichedeliche – dai funghi magici al peyote fino all’ayahuasca – che se assunte in specifici contesti e circostanze possono produrre stati d’illuminazione. Lo scopritore – come abbiamo detto un comune essere umano – fa quello che la maggioranza degli uomini avrebbe fatto. Anziché offrire la propria scoperta al mondo, la commercializza per arricchirsi. Insomma, è l’opposto di quei pochi, grandi scienziati che hanno reso disponibili le proprie scoperte senza chiedere nulla in cambio. Gente che ha salvato milioni di vite umane come Jonas Salk, inventore del vaccino antipolio, Frederick Banting, che vendette all’Università di Toronto il brevetto dell’insulina per un dollaro, Alexander Fleming, che scoprì la penicillina, o Edward Jenner grazie al quale fu definitivamente eradicato il vaiolo.
I Feel Beauty, 2025, acrilico su tavola sagomata, 68×120 cm
Lo scopritore di Hydron³ lo chiameremo per comodità Question Mark, perché la sua identità non conta, potrebbe essere chiunque, di fatto è ognuno di noi. Questo emblema dell’egoismo e dell’avidità, per proteggere la propria remunerativa scoperta, ingaggia il più letale dei servizi di sicurezza: una squadra di mutanti, metaumani modificati con la testa di lupo, posti a guardia del monolite. Chiunque si avvicini lo fa a proprio rischio e pericolo. Con questa immagine si apre il nuovo solo show di Giovanni Motta, un environment di cui l’artista ha curato ogni singolo dettaglio, dal casting ai costumi, dalla scenografia agli effetti speciali, fino al sound design. In questo spazio, dov’è custodito il misterioso monolite vigilato da un branco di feroci guardiani, pronti a scattare all’unisono al minimo segno di intrusione, il clima è ansiogeno, l’atmosfera tensiva.
Lupi Guardiani Hydron³
Nell’area attigua l’ambientazione cambia. Siamo in uno spazio multifunzionale, una specie di futuristico lounge bar con un corner shop per la vendita di bottigliette di Hydron³ (di cui l’artista ha curato il concept, la grafica, il packaging) e di una serie di stampe a tiratura limitata con l’immagine della campagna pubblicitaria del prodotto. In questa sorta di Concept Store, la versione installativa di un Mall commerciale, si serve cibo preparato con coloranti naturali a base di Hydron³. Sulle pareti, in totale antitesi con il mood del posto, si squaderna una teoria dei dipinti di JonnyBoy, personificazione della giovinezza eterna, del bambino interiore, dello spirito indomito e avventuroso dell’infanzia. Il contrasto tra quel simbolo e l’advertising accattivante di Hydron³ non potrebbe essere più evidente.
Hydron³ Bar
Eppure, proprio la sequenza di dipinti è la chiave per comprendere il senso dell’intero progetto, l’idea che certi stati percettivi permanenti possano essere raggiunti solo attingendo a una sostanza psichica profonda, a una riserva interiore che l’artista traduce in pittura attraverso una combinazione di introspezione, tecnica e disciplina immaginativa.
The Slow Time of Renewal, 2025, acrilico su tela, 70×100 cm
Parte dopo
Il plot si sviluppa nei giorni successivi, quando lo show multimediale si è concluso e restano visibili solo le opere pittoriche e il monolite, fulcro simbolico dell’intera struttura narrativa. Sospeso, sopra l’infilata di porte, al centro del rettifilo, il solido poligonale, quasi catafratto, emana glauchi bagliori di luce. Intorno si organizzano le figure di una moderna iconostasi, con l’effige di JonnyBoy immersa in una lussureggiante natura tropicale. La nuova serie di dipinti è declinata in tre tipologie di lavori: paesaggi su tela, ritratti su tela e ritratti su tavole sagomate. Nei paesaggi, la pittura di Motta acquista una dimensione atmosferica che rappresenta un ampliamento rispetto ai cicli precedenti. Gli ambienti in cui è inserita la figura di JonnyBoy sono scorci di foresta pluviale, brani di una natura vergine e incontaminata, attraversata da corsi d’acqua e disseminata da un tripudio di piante e fiori esotici.
I Live in the World, 2025, acrilico su tavola sagomata, 73×128 cm
I landscape hanno titoli che richiamano gli effetti di Hydron³: EB (Essence Beat). il principio che sincronizza i frammenti del tempo personale; TD (Time Distortion), l’impulso che curva la linearità temporale permettendo alle tre età psichiche di affacciarsi l’una sull’altra; GA (Gradient of Awarness), il processo che eleva il gradiente di consapevolezza in chi possiede una sensibilità più sviluppata. In Essence Beat, Time Distortion e Gradient of Awareness, tutti acrilici su tela del 2025, l’immagine pittorica ha il nitore delle stampe digitali ad altissima definizione. L’esecuzione minuziosa dei dettagli, la resa iper-retinica di ogni particolare del quadro non adombrano, però, il fatto che quelli raffigurati più che momenti che si ricollegano alla trama generale del racconto, siano allegorie degli stati percettivi e coscienziali, insomma dei gradi di cognizione e discernimento interiori.
Time Distorsion, 2025, acrilico su tela, 110x160cm
Nella seconda triade, JonnyBoy compare in primo piano come un’incarnazione delle forze naturali, simbolo fruttifero e fertile che sprigiona dal petto una primaverile cornucopia di petali, corolle e boccioli. Nella metafora floreale, il tropo del bambino interiore si espande, diventa figura generativa, emanazione di Gea, la Grande Madre, il Creato, la biosfera. Ognuno dei dipinti è caratterizzato da un sentimento, un ricordo, una percezione. In The Nature of Pain (2025) è l’evocazione di un’antica ferita, simbolizzata dalle rose che, coi loro steli spinati, alludono al connubio di amore e afflizione. The Memory of Colors (2025) raffigura, invece, l’irruzione di un ricordo sinestetico, la vivida reminiscenza di un’impressione cromatica. Infine, The Slow Time of Renewal (2025) allude al ritmo circadiano della natura, all’alternanza delle stagioni, al loro lento scivolare l’una nell’altra. È un’altra metafora del processo di affinamento interiore, che richiede lunghi tempi di gestazione.
The Nature of Pain, 2025, acrilico su tela, 50×70 cm
I ritratti su tavola sagomata sono la versione più stilizzata dei precedenti. I Feel Beauty (2025), I Live in the World (2025) e I Feed on Light (2025) mostrano la fisionomia di JonnyBoy come un’effigie emblematica, uno ieratico simulacro che rimanda alle erme classiche. Qui, la testa del personaggio inventato da Motta, contornata da un bouquet di fiori, sembra quasi una figura araldica. Nel lenticolare florilegio di alcuni di questi dipinti, tra le screziature policrome dei petali, l’artista riesce perfino a introdurre le figure di due diversi esemplari di martin pescatore, che nella simbologia alchemica il passaggio tra gli elementi di acqua e aria, che alludono rispettivamente all’inconscio (l’emozione) e al pensiero (la coscienza).

I Feed on Light, 2025, acrilico su tavola sagomata, 82X118 cm
A queste opere si aggiunge, come una specie di dissonante controcanto, l’inquietante ritratto di Question Mark (2025), l’imprenditore che ha trasformato Hydron³ in un brand globale, ossia nel prodotto di consumo perfetto per l’era del definitivo tramonto della civiltà. Question Mark, con il volto celato da un passamontagna con un punto interrogativo, incarna la tipologia del più cinico uomo materialista. La sua immagine disarmonica, peraltro sottolineata pittoricamente dall’impiego di uno stile più sporco e gestuale, introduce un livello ulteriore di lettura, legata ai processi di mercificazione del desiderio e di reificazione dei rapporti sociali nel contesto del turbocapitalismo avanzato. Il suo ruolo è un necessario contrappunto interno alla narrazione, rappresenta una forza antagonista che incarna il lato oscuro dell’esistenza e gli aspetti più deteriori della coscienza umana. All’opposto c’è la figura di JonnyBoy, cuore pulsante del progetto, il simbolo atemporale e inossidabile, attraverso cui l’artista continua a esplorare nuovi territori espressivi, senza smarrire la direzione.
Question Mark, 2025, acrilico su tela, 40×60 cm
Uscita
Dentro questo intreccio di figure e funzioni simboliche, la pittura di Motta assume il compito di ricomporre una gerarchia interna ai processi dell’immaginazione, riportando ordine dentro un sistema narrativo che si alimenta di stimoli eterogenei. Il congegno di Hydron³, con le sue derive speculative, le sue ipotesi pseudo-scientifiche e la sua drammaturgia para-cinematografica, costruisce, infatti, un contesto in cui ogni elemento prepara l’ingresso al tema di fondo di tutto il progetto, ovvero l’idea che l’unico terreno evolutivo coincide con la coscienza, con le sue stratificazioni emotive, i suoi tempi di maturazione, la sua inclinazione a trasformare intuizioni e ricordi in forme dotate di una certa permanenza. In questa prospettiva JonnyBoy diventa un topos concettuale in cui la pittura distilla e riorganizza il materiale narrativo, dandogli una struttura più salda. Le tele diventano, allora, il luogo di sedimentazione dell’immaginario, il momento in cui la narrazione, spogliata dagli apparati scenici e performativi, acquisisce un ritmo interno più leggibile e una qualità percettiva che appartiene soltanto alla pittura.














































































































