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StreetScape 7 – Arte in Movimento

27 Set

 

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A cura di Chiara Canali e Ivan Quaroni

Settima edizione del progetto pubblico di Street Art e
Urban Art
nelle piazze e nei cortili della città di Como

Artisti contemporanei invadono Como con sculture e
installazioni urbane in dialogo con gli spazi pubblici della
città

13 Ottobre – 18 Novembre 2018

Inaugurazione StreetScape7:
12 Ottobre dalle ore 18:00
Pinacoteca Civica, Palazzo Volpi

Presentazione del progetto con l’intervento dell’Assessore alla Cultura Simona Rossotti, del Direttore Regionale Lombardia Intesa Sanpaolo Gianluigi Venturini, del Responsabile Area Sales Manager DHL Express Massimo Cabonidel Responsabile di Reale Mutua Andrea Rosso, del Presidente del Comitato Artistico Michele Viganò e dei curatori Chiara Canali e Ivan Quaroni.
A seguire tour guidato delle opere in città con gli artisti.

 

Ritorna a Como per la settima edizione StreetScape, la mostra pubblica di Urban Art diffusa nelle piazze e nei cortili della città, a cura di Chiara Canali e Ivan Quaroni, organizzata dall’Associazione Culturale Art Company in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Como.

StreetScape7, in programma dal 13 Ottobre al 18 Novembre 2018, è un progetto itinerante che intende far riflettere sulle nuove possibilità di interazione tra l’arte contemporanea e il tessuto urbano della città, che per l’occasione ospita l’installazione di opere, interventi e sculture in rapporto con l’estetica dei luoghi.

L’inaugurazione e la presentazione della settimana edizione di StreetScape si terrà sabato 12 Ottobre dalle 18:00 presso la Pinacoteca Civica di Como.

È previsto l’intervento dell’Assessore alla Cultura Simona Rossotti, del Direttore Regionale Lombardia Intesa Sanpaolo Gianluigi Venturini,del Responsabile Area Sales Manager DHL Express Massimo Caboni, del Direttore Reale Mutua Andrea Rosso, del Presidente del Comitato Artistico Michele Viganòe dei curatori. Durante l’inaugurazione lo street artist M-Citypresenterà la scultura Pomnik Konnyaccompagnata da un’azione performativa intitolata Magnetic Set Upche prevede la realizzazione, in collaborazione con il pubblico, di stencil dipinti su un rotolo di carta magnetica da apporre su lavagne magnetiche al fine di comporre un lavoro di grande formato. Questa azione partecipativa, che inizierà nel pomeriggio del 12 Ottobre durante l’inaugurazione, proseguirà sabato 13 Ottobre in occasione della 14° Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI.

StreetScape7

Nelle intenzioni degli organizzatori e dei curatori dell’evento, “StreetScape” deve essere inteso come una vera e propria riconfigurazione del paesaggio urbano per rivitalizzare il patrimonio storico-artistico, architettonico e museale della città con installazioni site-specific di opere che nascono in dialogo con i luoghi più simbolici della città di Como e che sono appositamente pensate per essere installate all’aperto, ossia fuori dai normali circuiti di fruizione delle opere d’arte.

Come si evince dal titolo, costituito dall’unione delle parole inglesi “Street” e “Scape”, il progetto propone al tempo stesso “vedute” inedite delle strade e degli scorci della città di Como attraverso l’intervento di opere d’arte contemporanea. StreetScape conta ogni anno la partecipazione di artisti contemporanei affermati ed emergenti del panorama italiano e internazionale, a realizzare progetti artistici espressamente creati per interagire con le piazze e i cortili di palazzi storicimusei e spazi culturali nel centro storico di Como. Un percorso espositivo, pensato come una mostra diffusa, policentrica, con opere di Urban art, installazioni e sculture, ma anche workshop e incontri sui temi della creatività e dell’evoluzione.

È importante per noi aprire le proposte culturali a espressioni artistiche diversificate– dichiara Simona Rossotti, Assessore alla Cultura– allo stesso tempo integrando queste opere nello scenario urbano e coinvolgendo la città nel suo insieme”.

In un momento di veloci cambiamenti – afferma Michele Viganò, Presidente e promotore del Comitato Artistico StreetScape– non è la gente che incontra l’arte ma l’arte che incontra la gente. StreetScape: a Como l’arte è visibile a tutti”.

La settima edizione di StreetScape si realizza con il rinnovato sostegno della compagnia di assicurazioni italiana Reale Mutua,Agenzia Alighieri di Como, grazie alla lungimiranza di Andrea Rosso e Ivano Pedroni, che per primi hanno creduto in questo progetto artistico e lo supportano dal 2013. A Reale Mutua si aggiunge il nuovo e fondamentale contributo di DHL  Express, leader mondiale nel settore della logistica, presente come Official Partner della manifestazione che, per la sua natura di mostra itinerante, policentrica, mobile, in movimento, si sposa alla mission di DHL Express. Sostanziale inoltre il contributo di Intesa Sanpaolo, che anche quest’anno supporta StreetScape confermando la sua vocazione di banca vicina alla città e pronta a sostenerne le iniziative più rilevanti per capacità progettuale e valorizzazione del patrimonio storico-artistico del territorio. Si ringrazia per il supporto di Commercio di Como, e per i contributi Cantaluppi Tavernerio – Mercato del Pesce, Casa Brenna Tosatto e Tessil Novex.

Continua anche in questa edizione la partnership tra StreetScape e Hospitality degli Amici di Como nell’appuntamento natalizio della Città dei Balocchi.

APPUNTAMENTI

  • Solo Show

Sabato 6 0ttobre, nell’ambito di Streetscape7, alle 17.00 si terrà l’inaugurazione della mostra personale di Florencia Martinez presso il Chiostrino Artificio. La mostra presenterà oltre alla scultura selezionata per Streetscape, intitolata Home-una casa nell’albero, una piccola selezione di opere che introducono il visitatore alla dimensione lirica e poetica dell’artista argentina. Tra queste sarà riproposta  un’installazione del 2014 intitolata Te l’avevo detto, una sorta di piccolo salotto fantastico e surrealista.

  • Workshop

Sempre Sabato 6 Ottobre, alle ore 14.30, presso il Chiostrino Artificio è previsto il laboratorio “Quante forme può avere una casa” condotto dall’artista Florencia Martinez. Il laboratorio artistico, proposto in occasione di Streetscape7,prevede il coinvolgimento dei bambini sul tema della costruzione e decostruzione dell’immagine classica della casa. Gli alunni saranno invitati a riflettere sui bisogni di protezione e accoglienza connessi alla casa e lavoreranno poi su fogli di tessuto per realizzare una versione visiva del proprio ideale domestico. Il presente laboratorio verrà successivamente riproposto dall’artista alle classi 5° della Scuola primaria Giovanni Paolo II di Como in data 19 Ottobre 2018.

  • Incontro con Rendo e Kayone

L’8 Novembre alle ore 18 Rendo, tra i partecipanti alla settima edizione di StrreScape e Kayone, storico writer milanese raccontano presso la filiale Hub di Via Giulio Rubini 6 (Como) della banca Intesa San Paoloil libro Vecchia Scuola. Graffiti writing a Milano (DRAGO Publishing, Roma), un viaggio fotografico alle origini del Graffiti Writing e della cultura Hip Hopa Milano. Due protagonisti assoluti della Urban Art a confronto ripercorrono storie, avventure, esperienze alle radici della Street Art.

  • CicloTour con i curatori

Ritorna il CicloTour, visita guidata su due ruote, in compagnia dei curatori Ivan Quaroni e Chiara Canali, alla scoperta delle opere di Paolo Grassino, Ufocinque, Corrado Bonomi, Andrea Zamengo, Rendo, M-City, Liu Ruowang dislocate in vari punti del centro storico di Como. Il tour parte Sabato 20 Ottobre, alle ore 11.00, davanti all’Autosilo Tribunale di Via Adriano Auguadri, Como.

ARTISTI

Paolo Grassino, esporrà nel cuore della città, in Piazza Duomo, la scultura Cardiaco, un cuore da laboratorio ingrandito e fuso in metallo. “Un cuore fuori misura e artificiale – afferma lo stesso artista – che ha perso il corpo che lo ospitava. Guscio che contiene il vuoto. Quando l’ingegneria genetica diventa controllo del corpo, il suo colore è nero”. I lavori di Paolo Grassino, lontani dal senso di decoro, esprimono la condizione dell’esistenza in dialettico rapporto col materiale e con la dimensione installativa. Con le sue opere propone una riflessione sulle derive della società attuale, sospesa sul crinale tra corpo e materia, tra naturale e artificiale, tra durata e mutazione. Il suo lavoro è soprattutto una ricerca che recupera il senso della manualità tradizionale: lavorando con tecniche avanzate quali fusioni in alluminio o calchi in cemento, porta le sue opere scultoree a un alto grado di spettacolarità.

Matteo Capobianco, in arte Ufocinque, espone nel Cortile del Comune di Como l’opera La leggenda del Lariosauro e altre storie comuniin cui indaga la storia del territorio lariano attraverso l’utilizzo di differenti strati di carta, traslando personaggi e riferimenti storici in sagome in scala di bianchi e di grigi, sagome che nascono una dentro l’altra, ricreando una profondità illusoria su di un elemento bidimensionale come la superficie delle bacheche murali del palazzo comunale.

Corrado Bonomi dialoga con lo spazio del Cortile della Biblioteca Comunale, realizzando un roseto costituito da tubi irrigui da giardino color rosso e da sottovasi in plastica verde saturo. Questo lavoro, che fa parte del ciclo Se son rose sfioriranno, è dedicato al mondo naturale, al rapporto Uomo-Natura e rappresenta l’istanza tragicomica e semiseria di un’urgenza planetaria e antropologica. Anche quando usa oggetti di produzione industriale, per lo più fatti di plastica, Bonomi è impegnato in una sorta d’imitazione ironica dei meccanismi naturali, della fenomenologia della natura, in una dimensione che non è quella di critica nei confronti dell’accumulo, ma di consapevolezza del nuovo ruolo assunto dall’utilizzo del materiale plastico anche all’interno del micro e macrocosmo.

La Stazione di Como Lago, in collaborazione con Ferrovie Nord, ospita l’installazione luminosa di Andrea Zamengo, intitolata Follow your heart, che raffigura ancora una volta un cuore composto da numerose sfaccettature, prodotte dalle diverse incidenze della luce sulla superficie, che rappresentano la moltitudine di visitatori di differente estrazione sociale, paese, colore e usanze, personalità diverse riunite in un unico evento e legate inevitabilmente da un sentimento comune: l’amore per l’arte.

Di Zio Ziegler, enfant prodige della Street Art californiana, è l’affissione Wall Painting esposta presso gli impianti di via Oltrecolle e via Castelnuovo, un lavoro, caratterizzato da un rigoroso uso del bianco e nero e da un segno marcato, di sicuro impatto visivo, realizzato in occasione della sua prima mostra in Italia.

Le Serre di Piazza Martinelli, tradizionalmente riservate ai lavori bidimensionali, quest’anno accolgono un’opera di Rendo, artista che esplora le potenzialità di pitto-sculture, sculture bidimensionali o tridimensionali che gli permettono di raffigurare con una maggiore libertà espressiva strutture spaziali e concetti astratti, che a volte diventano complessi sistemi di narrazione. La sua Dangerous attractionsi presenta come un ambiente labirintico composto da edifici colorati con tinte rassicuranti a spray (giallo, arancione, viola) che invitano lo spettatore ad avvicinarsi all’opera, al cui centro si nasconde un volto.

Il cortile del Museo Archeologico Paolo Giovio ospita la scultura Original Sin dell’artista cinese Liu Ruowang, che incarna, come molte sue opere dedicate al mondo animale, il sentimento di una natura offesa, ferita dalle profonde alterazioni recate all’ecosistema da un incontrollabile processo di antropizzazione. Vincitore nel 2016 del Premio NordArt in Germania, Liu Ruowang è considerato uno dei maggiori scultori cinesi contemporanei, presente in importanti collezioni e in musei e fondazioni internazionali. Benché profondamente radicate nell’immaginario tradizionale della sua terra, le sue opere possiedono una forza e un’energia che le rende comprensibili a chiunque, anche grazie a una tendenza a concepire opere di grandi dimensioni, capaci, cioè, di polarizzare l’ambiente e lo spazio attraverso una narrazione semplice e sublime.

Lo street artist polacco M-City, occupa il Cortile interno della Pinacoteca Civica con l’opera Pomnik Konny, una gigantesca scultura gonfiabile sul modello delle statue equestri del Rinascimento. Il suo monumento, però, rappresenta cavallo e cavaliere sotto forma di giocattolo gonfiabile color arancione. L’opera si gonfia e si sgonfia pneumaticamente, innalzandosi e cadendo in maniera ritmica per ricordarci la sorte che la maggior parte dei monumenti subisce a causa dei cambiamenti storici e politici. Con questo lavoro, l’artista affronta una riflessione sulle dispute ideologiche nello spazio pubblico e, in particolare, sull’ascesa e il rovesciamento delle parti politiche e dei loro monumenti celebrativi.

Nel Chiostrino Artificio l’artista argentina Florencia Martinez presenta Home-una casa nell’albero, scultura in tessuto cucito e ricamato a mano che riflette i motivi della sua recente ricerca artistica, incentrata sul ritorno a una dimensione di artigianale manualità del fare artistico. Accompagnano l’opera una selezione di lavori dell’artista per quella che è a tutti gli effetti una piccola mostra personale collocata nelle sale al piano terra del Chiostrino Artificio.

 ELENCO ARTISTI E LOCATION

  1. RENDO – Serre di Piazza Martinelli
  2. PAOLO GRASSINO – Piazza Duomo
  3. ANDREA ZAMENGO – Stazione di Como Lago
  4. FLORENCIA MARTINEZ – Chiostrino Artificio
  5. UFOCINQUE – Bacheche e Cortile del Comune di Como
  6. LIU RUOWANG – Cortile del Museo Archeologico Paolo Giovio
  7. ZIO ZIEGLER – Affissione Via Castelnuovo
  8. M-CITY – Cortile Interno della Pinacoteca Civica, Palazzo Volpi
  9. CORRADO BONOMI – Cortile della Biblioteca Comunale

Info: http://www.artcompanyitalia.com| info@artcompanyitalia.com
tel. +39 333 7271980
FB: https://www.facebook.com/StreetScapeComo/
Per info e immagini: https://streetscapecomo.com

EVENTO ORGANIZZATO E PROMOSSO DA:

art company Associazione Culturale Art Company
Via Farini 8 – 20144 Milano
Info@artcompanyitalia.com
http://www.artcompanyitalia.com

 CON LA COLLABORAZIONE DI:    

Comune como       Como Lago      365 Arte                              

EVENTO ORGANIZZATO IN OCCASIONE:

Amaci  Promosso da : Amaci 2

OFFICIAL PARTNER:

DHL

MAIN SPONSOR:

Reale Mutua    Intesa San Paolo

SPONSOR:

Mercato del pesce  Cantaluppi  Casa Brenna  Tessilnovex

CON IL CONTRIBUTO DI:

Camera Commercio

CON LA COLLABORAZIONE DI:

Chiostrino Artifico  Ferrovienord

PARTNER:                                                    

Città dei Balocchi

SI RINGRAZIA:

Gianluca Tosti

Annunci

Florencia Martinez. Il pasto nudo

9 Lug

di Ivan Quaroni

Ammettiamolo, l’immagine del corpo femminile, preferibilmente nudo, costituisce per il mondo dell’advertising un fattore di sicuro successo. Un manifesto o uno spot catturano l’attenzione del pubblico se offrono la rappresentazione di una donna discinta, ammiccante, che alletta il voyeur con la promessa di un consumo erotico che avverrà, nel migliore dei casi, solo nella fantasia. La pubblicità di questo decennio ha assunto risvolti fortemente sessuali, tanto che l’informazione commerciale relativa a qualsiasi tipo di prodotto pare essersi appiattita sul modello delle campagne dei brand di lingerie e underwear. Tuttavia, il fatto che la pubblicità sia rimasta “in mutande” è solo la conseguenza di una società iper-feticista, che ha conferito alle immagini morbose (non solo di natura erotica o pornografica) un ruolo dominante.

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Nel 2007 su alcuni mezzi pubblici di Torino si poteva vedere la foto di una donna nuda chiusa in una confezione di cellophane. Sull’etichetta, oltre al codice a barre compariva la scritta: “OFFERTA SPECIALE. Ideale per pubblicità, televisione, sfilate”. Il messaggio, rivolto ai consumatori che non gradiscono lo sfruttamento del nudo femminile per fini commerciali, si proponeva di farla finita con i prototipi di mamme sorridenti che si alzano dal letto già perfettamente in ordine e truccate, servono la colazione a tutta la famiglia, puliscono il water e, quando il marito torna a casa dal lavoro, si fanno trovare vestite con provocanti negligé. L’utilizzo stereotipato di modelli che offendono l’immagine della donna è storia vecchia, che risale alle pubblicità degli anni ‘50 e raggiunge la sua acme con l’immaginario fetish e bondage delle più aggressive campagne odierne.

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Nei suoi ultimi lavori, Florencia Martinez usa gli stereotipi pubblicitari relativi al corpo femminile in modo evidentemente critico, accentuando gli elementi disturbanti che sottendono quel tipo di messaggio, come ad esempio, l’equiparazione con i prodotti tipici di consumo alimentare e l’ambientazione nei luoghi tipicamente femminili dello spazio domestico. La nudità che per l’advertising è un fattore di forza, diventa nelle sue opere un sintomo di fragilità, di vulnerabilità esistenziale. Le premesse a questo tipo di considerazione sono semplici e spesso largamente condivise. L’artista argentina le riassume così: “Non è vero che siamo felici, non è vero che la bellezza è immutabile, è invece vero noi corriamo contro il tempo e che tutto ha una scadenza”. Le scadenze, in verità, ci salvano la vita e, allo stesso tempo, ce la consumano. Quelle stampate sulle confezioni degli alimenti che conserviamo in frigorifero, ad esempio, ci preservano dalle intossicazioni, ricordandoci, tuttavia, che il tempo passa e noi, come esseri umani, ci avviciniamo alla nostra data di scadenza. Tutte le scadenze della vita, le bollette, le consegne di lavoro, gli esami scolastici, gli appuntamenti, i mutui, tutte quelle cose, insomma, che devono essere portate a termine entro una certa data, a ben vedere non sono altro che forme quotidiane di memento mori.

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In una società, come la nostra, globalmente ossessionata dal benessere e dalla salute fisica ed estetica, la morte, ma ancor di più l’invecchiamento, sono orribili spauracchi. Per difenderci dalla consapevolezza della nostra fine, abbiamo costruito luoghi in cui è possibile perpetuare l’illusione di un’assurda longevità, come palestre, piscine, saune e centri estetici. Dorian Gray è l’ideale dell’uomo contemporaneo, per il quale contano solo la bellezza e l’emozione subitanea, il capriccio e la sua immediata soddisfazione. Dorian Gray è il paradigma ante litteram del consumatore compulsivo. Quello che il sociologo inglese Zygmunt Bauman ha definito l’uomo che sceglie, l’individuo che prende continuamente decisioni in merito ai suoi consumi poiché le sue scelte non sono mai definitive. L’homo eligens di Bauman non è l’uomo che ha scelto, ma quello che, appunto, sceglie. Perso in un presente ininterrotto, l’homo eligens continua a nutrire l’illusione di poter ingannare il tempo e, con esso, la morte.

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Florencia Martinez affronta il problema del tempo e della bellezza dal punto di vista delle donne, per le quali il decadimento fisico è un fattore debilitante non solo in termini di salute. Il pregiudizio maschile, inverato dalla logica pubblicitaria, insegue l’ideale di una donna eternamente giovane e avvenente, sensuale e condiscendente. A causa di questo stereotipo la donna reale, quella in carne ed ossa, subisce una sorta di ansia di prestazione estetica, il cui destino è quello di aggravarsi con il trascorrere del tempo e la comparsa delle prime rughe, quelle che la pubblicità, con diabolica astuzia ha ribattezzato col termine di inestetitismi. Florencia Martinez ci consegna, invece, l’immagine di una nudità femminile fragile, di una corporeità reale e drammatica, sulla quale è impressa, come un tatuaggio, la data di scadenza. Non una nudità inanimata, che conserverebbe almeno la durata superiore dell’oggetto inerte, ma una nudità organica, carnale, deperibile. Il corpo messo in scena dall’artista è, per dirlo con le parole di Caterina Gualco “ultima spiaggia della proprietà, ultimo possesso individuale, ultimo bene inalienabile, glorificato, negato e martirizzato, materia per il prete, lo psicoanalista, il chirurgo, per lo stilista e il produttore di cosmetici…”[1]. La cucina è lo spazio in cui l’artista decide di inscenare il dramma della deperibilità e della consunzione. Luogo di conservazione dei nutrimenti, ma anche fucina alchemica della loro trasformazione in cibi commestibili, la cucina è un territorio ambivalente, dove gli alimenti vengono preparati (e spesso anche consumati), ma anche buttati. In qualche modo, essa rappresenta il teatro primario del conflitto esistenziale tra consumo e rifiuto. Un dualismo che, secondo Zygmunt Bauman riflette lo schema della società consumista liquido-moderna[2]. La spazzatura è il lato oscuro dell’intera faccenda, essa sta alla società dei consumi come la morte sta all’ossessione per il wellness. L’associazione tra la deperibilità della bellezza e degli alimenti è fondata proprio su questa duplice consapevolezza.

i numi dei fornelli

Con le sue opere ibride, basate sulla commistione tra fotografia, stampa digitale, pittura e ricamo, Florencia Martinez usa i contrasti cromatici, materici e anche tecnici per sottolineare quelli tematici che intende rappresentare. Rispetto al passato, nella sua ricerca sembra venir meno l’aspetto memoriale e, se vogliamo, anche lirico ed evocativo. Prevale, invece, un bianco e nero fotografico duro e impietoso con i colori di fondo in massima parte giocati su scale di grigio che nulla concedono alla tensione ornamentale dei lavori precedenti. L’aspetto esornativo, implicito nel disegno dei tessuti impiegati dalla Martinez, diventa un accessorio secondario, trasparente come una filigrana. Il ricamo non è più uno strumento decorativo, ma assume una valenza comunicativa sotto forma di frasi che offrono una chiave di volta interpretativa. È il caso di Un corazon herido ocupa poco espacio, dove la ferita sentimentale si traduce in immagine di disarmante precarietà esistenziale. L’artista è, insomma, più concentrata sulla forza d’impatto delle figure che non sulla loro appetibilità estetica. Ed è questo, infatti, uno dei lavori più duri dell’artista, in cerca di una sorta di riscatto per il genere femminile e di una rivincita sugli stereotipi e le convenzioni più trite del pensiero maschile. Il Pasto Nudo, titolo mutuato dall’omonimo romanzo di William S. Burroughs, diventa allora il simbolo di un martirio, di un rito sacrificale in cui è immolato sull’altare l’ideale di una beauté incorruttibile e sempiterna. Non si tratta qui di negare l’importanza della bellezza, ma piuttosto di sottolinearne il potere destabilizzante nei confronti dell’uomo, che non nell’impossibilità di possederla, la offende o la occulta. Ecco, allora, il senso di quelle bende, che più che sanare le ferite, servono a nascondere la bellezza dei volti delle donne di Florencia Martinez, vittime di una negazione, di un mancato riconoscimento, ma soprattutto declassate in un degradante stato di minorità civile, sociale e sentimentale. In queste donne offese, ma ancora combattive, sopravvive lo spirito di eroine leggendarie come Circe e Didone.

ho circunnavigato ogni possibilità per arrivare a questo

Quella di Circe, che prima trasforma i compagni di Ulisse in maiali e poi s’innamora dell’eroe omerico, dandogli ben due figli (Telegono e Cassifone), è in fin dei conti la storia di una sconfitta, di un addomesticamento. In riferimento al mito della maga e regina, Florencia Martinez sceglie di rappresentare il momento più alto della sua vicenda, eleggendo i maiali a simbolo della natura ferina degli uomini. In molte tradizioni religiose, il maiale riveste, infatti, un significato negativo. Per l’ebraismo e per l’Islam, che osservano la prescrizione di non mangiare carne suina, non esiste bestia più abbietta. Nel libro del Levitico (11, 7-8) è scritto che “il porco, perché ha l’unghia bipartita da una fessura, ma non rumina, lo considererete immondo Non mangerete la loro carne e non toccherete i loro cadaveri”.  Nel Corano, alla Sura II, 173 si legge: “In verità vi sono state vietate le bestie morte, il sangue, la carne di porco e quello su cui sia stato invocato altro nome che quello di Allah”. L’equivalenza uomini-maiali suona quindi come un impietoso j’accuse nei confronti del genere maschile, in attesa di un riscatto che deve ancora venire.

tradimento

Quella di Didone, fondatrice di Cartagine e regina di Tiro, innamorata di Enea tanto uccidersi alla sua partenza, è la storia di un sacrificio, ma anche di un riscatto. La regina fenicia è, scrive Dante nel V canto dell’Inferno, “colei che s’ancise amorosa/E ruppe fede al cener di Sicheo”, ovvero quella che si uccise per amore di Enea, tradendo, allo stesso tempo, la memoria del defunto marito (Sicheo). Sulla sua figura aleggia un’implicita condanna morale. Tuttavia, la storia vuole che, una volta morta, Didone sia stata divinizzata dal proprio popolo col nome di Tanit, il cui culto sopravvisse alla distruzione di Cartagine, perpetuandosi fino all’avvento delle invasioni barbariche. Le eroine di Florencia Martinez attendono ancora di essere riscattate. Per loro, che non sono divinità o regine, ma semplici mortali, il riscatto non può che avvenire entro i confini di questa società e di questa epoca, nelle leggi e nelle consuetudini degli uomini. Preferibilmente, entro la data di scadenza.


[1] Caterina Gualco, Il Corpo Rinato, a cura di Fabrizio Boggiano, catalogo stampato in occasione della mostra omonima, Ferrari editore, 1999, Genova.

[2] La questione è trattata in Zygmunt Bauman, Vita liquida, Edizioni Laterza, 2008, Bari.