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Mr. Savethewall. La fine del mondo (conosciuto)

29 Ott

di Ivan Quaroni

 

“It’s the end of the world as we know it and I feel fine”
(R.E.M.)

La fine del mondo, tecnica mista su tela, 2018

La fine del mondo, tecnica mista su tela, 2018

È naturale che un artista come Mr. Savethewall, formatosi nell’orizzonte operativo dell’arte urbana, pur con un’attitudine originale rispetto alla mitologia classica del writing, abbia recentemente volto la sua attenzione al sistema valoriale dell’arte contemporanea. Infatti, se nella prima fase della sua indagine prevalevano i riferimenti al linguaggio pop dell’arte di strada e a un’iconografia d’immediata riconoscibilità, popolata di figure che spaziavano dal fumetto alla cronaca, dall’arte degli old master al folclore, ora affiorano i segni di un più vivo e curioso interesse verso le fondamenta delle avanguardie del secondo dopoguerra. Un interesse che, per la verità, è la diretta conseguenza della maturazione personale e professionale dell’artista, che negli ultimi tempi è finalmente riuscito a fondere gli impulsi comunicativi dei primi lavori con le necessità espressive dettate da nuove istanze psicologiche e culturali.

La recente serie di opere, intitolata La fine del mondo, rappresenta, infatti, la sintesi di un processo di analisi interiore ed esteriore e, insieme, la fusione di una pletora d’intuizioni precedenti. La volontà, prima di tutto, di sviluppare un linguaggio comprensibile, aperto alla lettura di un pubblico più ampio di quello settoriale dell’arte, si unisce ora alla necessità di affrontare temi che esulano dalla cronaca politica, sociale e di costume e attengono, piuttosto, alla dimensione della coscienza individuale e collettiva.

Per raggiungere tale scopo, Mr. Savethewall ha dovuto riformulare la propria grammatica visiva, adattandola a contenuti forse meno espliciti di quelli cui ci aveva abituato. In tal senso, l’incontro con l’opera di Lucio Fontana è stato fondamentale. Lo studio del maestro dello Spazialismo non solo ha stimolato l’artista ad ampliare la propria gamma espressiva, con l’inclusione dell’estensione astratta e concettuale, ma lo ha indotto anche a confrontarsi con la dimensione plastica e scultorea.

Intendiamoci, La fine del mondoè un ciclo di opere che non fa tabula rasadel lavoro precedente, il quale prosegue sui binari di una sempre più solida riconoscibilità, ma, piuttosto, che segna un punto di deviazione dal linguaggio squisitamente pop delle origini. Una deviazione che, peraltro, era già stata preceduta dalla serie degli Hidden Paintings, la quale adattava la tradizione avanguardista del monocromo (e quella delle ricerche optical) alla pratica urbana dello stencil.

La fine del mondo, tecnica mista su tela, 2018

La fine del mondo, tecnica mista su tela, 2018

Pretesto delle nuove riflessioni iconografiche di Mr. Savethewall è la Fine di Dio, il celebre ciclo di opere realizzato da Fontana tra il 1963 e il 1964, formato da tele ovali monocrome perforate. La forma ovale, simbolo millenario che attraversa la storia dell’umanità dall’antichità ai nostri giorni, dischiude una pletora di significati cosmologici e religiosi che hanno ispirato gli artisti di ogni epoca. Dall’uovo di struzzo sospeso sul capo della Vergine nella Pala Brera (1472-74) di Piero della Francesca, al gigantesco cocco dipinto da Hieronymus Bosch in Concerto nell’uovo (1561), passando per le due leonardesche versioni di Leda col Cigno, una agli Uffizi (1505-07) e l’altra alla Galleria Borghese (1510-20), questa ancestrale rappresentazione della vita è sopravvissuta alla furia iconoclasta delle avanguardie del Novecento, conservando intatta la sua allure magica. Uova crepate, dischiuse o al tegame costellano tutta l’opera pittorica di Salvador Dali, reiterando la sua ossessione per la “bellezza commestibile”, ma attraversano anche l’immaginario surrealista di Max Ernst, Man Ray e René Magritte, assumendo, di volta in volta, significati spirituali o psicanalitici. Alle auratiche allusioni di Costantin Brancusi all’uovo cosmico, origine del mondo conosciuto (The Beginning of the World, 1924) e alle iconiche tele perforate di Fontana, che aprono un varco verso una nuova dimensione spaziale e concettuale, si oppongono, invece, le più recenti Cracked Eggsdi Jeff Kons, che celebrano lo scintillante stile di vita del consumismo capitalista, sancendo, allo stesso tempo, la definitiva laicizzazione del simbolismo pasquale.

Mr. Savethewall si pone, idealmente, in posizione mediana tra gli intenti sperimentali di Fontana e quelli comunicativi di Koons. Da una parte, infatti, l’artista comasco recupera la tradizione delle Shaped Canvas, cioè della tela sagomata che infrange la cornice bidimensionale del quadro, mentre dall’altra introduce l’antica simbologia ovoidale nella dimensione prosaica del linguaggio pop.

Mr. Savethewall non si limita ad adottare la forma ovulare delle tele di Fontana, scompaginando così la regolarità dei supporti sui quali è abituato a intervenire con stencil e spray, ma obbliga tale forma a confrontarsi con il patrimonio iconografico della figurazione. Le perforazioni del maestro spazialista sono sostituite dalle forme del planisfero terrestre. Lo spazio dei buchi neri, allusione alla geografia astronomica, lascia il campo alla più nota morfologia dei continenti, immagine universalmente comprensibile del nostro orizzonte esperienziale. La Fine di Diodiventa, così, La fine del Mondo, per effetto di un ribaltamento del punto di vista.

La fine del mondo, tecnica mista su tela, 2018

La fine del mondo, tecnica mista su tela, 2018

Se nel ciclo di Fontana protagonista è la scoperta dello spazio in termini formali (lo spazio oltre la tela), cognitivi (lo spazio delle idee e delle forme astratte) e astronomici (lo spazio cosmico), La fine del Mondodi Mr. Savethewall segna il ritorno al campo delle percezioni sensibili, della vita concreta, delle vicende esperienziali di ognuno. “Mondo” è, infatti, il sostantivo che si usa per designare l’universo creato, ma anche il luogo degli esseri umani. Deriva dalla locuzione latina locus mundus, che significa luogo chiaro, pulito, visibile, affine al greco κόσμοσ (kósmos, ordine) e, dunque, contrapposto a χάοσ (cháos, disordine). Il mondo è quindi un luogo intellegibile, riconoscibile, osservabile. Nelle tele di Mr. Savethewall assume i contorni di una mappa, di una sintetica cartina geografica, deformata e compressa entro un perimetro ovoidale che, come abbiamo detto, è un antico simbolo dell’origine del cosmo. In latino, dire ab ovo, cioè “dall’uovo”, è come dire ab origine, “dalle origini”. Etimologicamente, i nuovi dipinti di Mr. Savethewall riportano il mondo alle sorgenti della vita, all’inizio dei tempi, al primo Big Bang. “Ma, allora”, verrebbe da obbiettare, “perché intitolarli La fine del mondo?”. A ben vedere i planisferi ovalizzati dell’artista sono sottoposti a una forte pressione formale che ne altera la fisionomia. Così schiacciato, il globo terracqueo sembra in procinto di esplodere in una miriade di gocce di colore. I continenti, almeno in un caso (La fine del mondo su fondo nero), sono percorsi da profonde faglie, come per effetto di una sequenza di cataclismi. Pare, quasi, una visione apocalittica e catastrofica, la descrizione allegorica di una terribile crisi, eppure la mappa è ancora leggibile, comprensibile, chiara, il locusè ancora mundus.

Mr. Savethewall usa il planisfero come metafora del mondo interiore. Quando le cose sembrano precipitare e la pressione del mondo esterno diventa insostenibile, gli individui subiscono l’equivalente emotivo di un’apocalisse psichica. Ogni crisi è una perturbazione degli equilibri precedenti, la modificazione improvvisa della vita di un individuo o di una comunità. Tuttavia, il significato originario di questo termine è “discernere, valutare, prendere decisioni”. Le ultime tele e sculture di Mr. Savethewall sono la rappresentazione visiva e plastica dello stato di crisi, la mappa simbolica di uno stato d’animo necessario e vitale per lo sviluppo di ogni individuo e di ogni comunità. La dimostrazione, insomma, che La fine del mondo non sancisce in assoluto “la fine del mondo”, ma solo il compimento di una transizione, la conclusione di un ciclo e l’inizio di uno nuovo. In natura tale transizione si chiama evoluzione. Mr. Savethewall è certamente un artista evolutivo, uno di quei curiosi individui dai quali ti aspetti una continua crescita e anche improvvise deviazioni di percorso.  Ad oggi, la serie La fine del mondoè quella che meglio fotografa questa sua attitudine. In fondo, come afferma il filoso francese Edgar Morin, “l’evoluzione è deriva, devianza, creazione, ed è interruzioni, perturbazioni, crisi”.[1]


NOTE

[1]Edgar Morin, Dove va il mondo?, Armando Editore, Roma, p. 23.


 

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Mr. Savethewall. Hidden Paintings

4 Lug

di Ivan Quaroni

 

L’in-visibile è la contropartita segreta del visibile”.
(Maurice Merleau-Ponty)

 

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Mr. Savethewall, A Man Will Die But Not His Ideas, 2017

Non sono molti gli artisti che si danno un nome programmatico capace di descrivere l’obiettivo della propria missione e, insieme, di descriverne le linee d’azione. Quando Mr. Savethewall ha scelto il proprio, lo ha fatto nella piena consapevolezza di introdurre una discontinuità nella mitologia dell’arte urbana o, se preferite, della cosiddetta Street art. I suoi primi lavori consistevano nell’applicare sui muri di Como supporti effimeri fissati alle pareti degli edifici con semplici nastri adesivi. Le sue azioni avevano lo scopo di evidenziare la distanza tra l’atto creativo e quello puramente vandalico, talvolta privo di contenuti estetici. Un elemento che introduce, per la prima volta, una criticità nel sistema di segni e scritte che da sempre contraddistinguono i muri delle città e che sovente non sono molto distanti, nella forma come nel contenuto, dai latrinalia dell’antica Roma.

Per Mr. Savethewall l’arte di strada non deve necessariamente coincidere con il degrado urbano. La questione estetica e la passione civile lo inducono, infatti, a revisionare le pratiche d’intervento urbano in un’ottica di riqualificazione del tessuto visivo delle nostre città che non lasci tracce permanenti, pur operando con le stesse logiche di détournement che caratterizzano gli interventi dei writer e degli street artst. Ma il fatto è che operare nei confini della legalità, anche se con pratiche liminari, costituisce una sorta d’imperdonabile “peccato originale” per l’intera comunità di artisti che si sono fatti le ossa sui muri delle periferie e sui vagoni dei treni e della metropolitana. Qualcosa, insomma, che pone il lavoro di Mr. Savethewall in netto antagonismo con tutto l’armamentario eroico e leggendario del wild style: niente cappucci e visi coperti, zero fughe notturne sui binari della metro, nessuna forma romantica di anonimato. Eppure…

Eppure, la mancanza di un retroterra mitico, non impedisce a Mr. Savethewall di usare le forme canoniche dell’arte urbana, l’uso reiterato di stencil e di un linguaggio visivo d’immediata leggibilità, per affrontare temi politici e sociologici di stretta attualità. Si può dire che Mr. Savethewall usi la street art come strumento, e non come fine, della propria ricerca artistica. Una ricerca forse più ascrivibile all’area degli idiomi neo pop e che, quindi, adotta codici fondati sul patrimonio visivo della cultura di massa, comprensibili a ogni latitudine.

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Mr. Savethewall, Povera patria, 2017

L’immaginario da bricoleur delle sue opere si nutre, infatti, di continue citazioni e ricorrenti sotto-testi visivi, spesso rubati alla attualità politica e sociale o alla cronaca dello stardom dell’arte contemporanea. Come molti artisti pop, Mr. Savethewall “pesca” il materiale iconografico nell’immensa rete del web, nello sterminato serbatoio dei motori di ricerca e tra i meandri dei social media, semplicemente perché questi sono lo specchio della odierna società digitale e perché tra quei pixel e quei bit si annidano le forme elementari di una sintassi visiva globale. La sua arte – come quella di molti altri artisti pop contemporanei – non consiste necessariamente nella creazione d’immagini di nuovo conio, ma piuttosto nella giustapposizione di elementi già noti, riconoscibili – come gli eroi dei cartoni animati, i personaggi delle fiabe, quelli degli spot televisivi o delle opere d’arte più celebri -, che, però, sono assemblati e modificati in modo molto personale per diventare i lemmi di un alfabeto universale.

Anche questa è una scelta di tipo politico, che peraltro pone Mr. Savethewall in conflitto con il sistema dominante di produzione, commercio e diffusione delle opere d’arte. La sua alterità, in questo caso, non consiste solo nella non accettazione del valore puramente economico dell’opera d’arte e delle inevitabili speculazioni e bolle finanziarie che ne conseguono, ma anche nell’opposizione a un sistema che avvalla la presunta bontà di linguaggi criptici e incomprensibili, i quali, invece, sono i diretti responsabili della profonda frattura che divide l’arte contemporanea dal grande pubblico. L’anelito comunicativo è il fondamento principale dell’arte di Mr. Savethewall, orientata a ristabilire un rapporto orizzontale col pubblico, sovente basato sulla relazione ludica e ironica. In particolare i suoi lavori più recenti, sintomaticamente intitolati Hidden Paintings, cioè “dipinti invisibili”, possono essere interpretati come dispositivi capaci di generare stimoli ottici e sensoriali. Le premesse sono tutte già presenti nella produzione pregressa dell’artista, e nella sua testarda ricerca di un sistema di comunicazione visiva ad alta densità di contenuti e bassissimo impatto sul tessuto urbano. Anche gli Hidden Paintings, infatti, nascono in strada, assecondando, da una parte, l’esigenza di rispetto della proprietà altrui e, dall’altra, la scelta di usare i muri urbani in quanto luoghi pubblici di grande visibilità. Il cortocircuito tra queste due distinte necessità, quella civica e quella comunicativa, genera una soluzione quasi paradossale: la creazione di murali invisibili. O, meglio, di dipinti visibili solo in particolari condizioni e che, per giunta, richiedono la partecipazione attiva del fruitore, il quale è appunto chiamato a illuminare la parete muraria con lampade di Wood.

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Mr. Savethewall, Please, Holy Ipad Give Me Back My Dad, 2017

Una lampada di Wood emette una luce ultravioletta non visibile direttamente dall’occhio umano che, però, ha la proprietà di evidenziare materiali che non sono chiaramente distinguibili alla normale osservazione e d’identificare elementi di disomogeneità altrimenti non individuabili. Mr. Savethewall dipinge le immagini dei suoi Hidden Walls con vernici trasparenti UV, che si rivelano solo se irradiate con lampade di Wood. Per vederle è, quindi, necessario dotarsi di una pila adeguata (ne esistono molte in commercio) e di una mappa delle loro ubicazioni. In questo modo, e qui veniamo all’aspetto ludico, quello che potrebbe essere un semplice tour tra i muri dipinti di una città si trasforma in una specie di caccia al tesoro iconografica.

La variante indoor degli Hidden Paintings risponde a un altro tema ricorrente dell’opera di Mr. Savethewall, ossia la volontà di “portare ciò che è urbano in casa”, di adeguare le pratiche di urban art alla dimensione domestica e, per estensione, a quella, forse più asettica ed edulcorata, della galleria d’arte. Proprio in questo passaggio dal muro all’opera da cavalletto (per usare una vecchia espressione) risiede l’aspetto più innovativo della ricerca dell’artista che è insieme sperimentazione tecnica (e tecnologica) e indagine sul valore estetico (e sociale) delle immagini. Mr. Savethewall ha, infatti, trovato il modo per veicolare non solo il messaggio visivo, cioè il contenuto iconografico, allegorico, allusivo delle sue immagini, finalmente liberate da ogni tentazione didascalica, in passato affidata all’affiancamento di frasi e motti rivelatori, ma anche di trasferire al pubblico il procedimento di costruzione stessa dell’opera.

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Mr. Savethewall, Cupida, 2017

Gli Hidden Paintings sono dipinti a spray su sottili fogli di polistirolo, per lo più recuperati da vecchi imballaggi, con la tecnica dello stencil. La vernice a contatto con il polistirolo ne corrode parzialmente la superficie, creando degli avvallamenti che letteralmente “scolpiscono le figure”. Il risultato di questo processo di corrosione controllata è di nuovo una superficie muta, un tautologico monocromo bianco. Sono le cornici, dotate di led interni, a rivelare la vera natura dei dipinti. Grazie alla modulazione della luce di Wood, che segue una curva d’intensità progressivamente ascendente e discendente, l’immagine finalmente si rivela. Ma l’osservatore può fruire dell’opera solo come fenomeno epifanico e temporaneo, in quel breve lasso di tempo che ne descrive la genesi e la successiva sparizione. Per l’occasione, Mr. Savethewall recupera tutto l’equipaggiamento iconografico delle opere precedenti, da Povera patria a God Save The Wall, da Kiss Me a Please, Holy Ipad Give Me Back My Dad, fino al programmatico A Man Will Die, But Not His Ideas, in una sorta di definitivo riepilogo che archivia la prima fase della sua indagine artistica. Da Hidden Paintings in avanti, infatti, cambia tutto. Le tecniche di produzione e le sue variegate applicazioni si sono fatte più complesse, le modalità di fruizione sono diventate più articolate, lo stesso modus operandi ha subito un’accelerazione imprevista, che potrebbe cambiare radicalmente i fondamenti dell’arte di Mr. Savethewall. D’altra parte, ogni volta che un artista cambia il modo di fare le cose, finisce sempre col cambiare anche le cose stesse. Inoltre, per quel che ne so, tutte le grandi trasformazioni sociali sono cominciate con un progresso tecnico.